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Urne aperte dalle 7 alle 15 oggi. Cosa cambia con il quesito referendario.

redazione

Elettori alle urne fino alle 15 di oggi per decidere sul taglio dei parlamentari, per le suppletive di Camera e Senato e per eleggere governatori e sindaci.  Gli elettori saranno chiamati ad esprimersi sulla riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari.

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?”.
È questo il quesito che i cittadini troveranno sulla scheda referendaria. Votando Sì si conferma la riforma costituzionale e, quindi, in caso di vittoria dei Sì, il taglio del numero dei deputati e dei senatori verrà promulgato ed entrerà in vigore. Votando No, invece, si ‘boccia’ la riforma: in caso di vittoria dei No, dunque, resta lo status quo, senza alcun taglio degli eletti. Se al referendum dovessero prevalere i Sì il Parlamento sarà così ridisegnato: gli eletti totali scendono a 600. I senatori sarebbero 200 complessivi, mentre i deputati scenderebbero a 400. Se, invece, dovessero vincere i No, non si avrebbe alcuna modifica dell’attuale assetto: gli eletti complessivi resterebbero 945: 315 senatori e 630 deputati. Il referendum confermativo, per essere valido, non necessita di un quorum. La riforma costituzionale sarà confermata e, quindi, entrerà in vigore se vincono i Sì, anche di un solo voto. La riforma sarà bocciata, invece, se a prevalere, anche di un solo voto, saranno i No. Domenica e oggi, lunedì si voterà anche per il rinnovo di sette Regioni (Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Marche, Toscana, Puglia e Campania), per oltre mille comuni e per le suppletive di Camera e Senato. Gli scrutini saranno ‘scaglionati’: le prime schede che saranno scrutinate sono quelle delle Elezioni suppletive di Camera e Senato, il cui spoglio inizierà lunedì subito dopo la chiusura dei seggi.Si prosegue con lo scrutinio del referendum costituzionale e successivamente, senza interruzione, si terrà lo scrutinio delle Regionali. Lo scrutinio delle comunali, invece, viene rinviato alle ore 9 del martedì.   La riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, è stata votata in parlamento in modo differente a seconda delle maggioranze al governo. Significativo il voto finale, che si è svolto alla Camera ad ottobre dello scorso anno, a stretto giro dalla nascita del governo Conte II e con una nuova maggioranza a sostenere l’esecutivo. A differenza di quanto avvenuto nelle precedenti votazioni il Pd, che aveva sempre votato contro, ha votato sì. Il via libera è avvenuto a con una ampissima maggioranza: 553 voti favorevoli, solo 14 contrari e 2 astenuti. Hanno votato a favore tutti i partiti, sia di maggioranza che il centrodestra, all’opposizione. Tra i 14 contrari figurano i deputati del gruppo Misto (13) e 1 deputato di Forza Italia. Nel Pd un astenuto.

Dagli attuali 945 ai futuri 600 parlamentari. Una ‘sforbiciata’ degli eletti complessivi pari al 36,5% che, stando ai detrattori della riforma, porterebbe a una riduzione dei costi dello 0,007%. Per i 5 stelle, che della riforma hanno fatto un cavallo di battaglia, si risparmierebbero invece circa 500 milioni di euro a legislatura, ovvero 100 milioni annui. La riforma costituzionale taglia 345 parlamentari. L’approvazione definitiva è arrivata lo scorso ottobre, con il via libera della Camera. E con la nascita del governo giallorosso è stata appoggiata per la prima volta anche da Pd, Leu e Italia viva (nonostante nelle tre precedenti votazioni avessero votato contro). Hanno votato a favore anche le forze di opposizione, Forza Italia, FdI e Lega. Tuttavia la riforma non viene promulgata e, quindi, non entra in vigore, se non sarà approvata dalla maggioranza dei voti validi al referendum confermativo, a prescindere dal numero di cittadini che si recano a votare. Dunque, l’entrata in vigore si avrà solo in caso di vittoria dei sì. Dopodiché, una volta svolto il referendum, serviranno circa due mesi per ridisegnare i collegi.  L’effetto diretto della riforma è la diminuzione del numero dei deputati, che passano da 630 a 400 totali, e dei senatori, che scenderanno a 200 totali dagli attuali 315. – CAMERA: i deputati complessivi, ora 630, saranno 400. Viene ridotto anche il numero degli eletti all’estero: si passa dagli attuali 12 a un massimo di 8. A seguito della modifica costituzionale cambia anche il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto. Per la Camera dei deputati tale rapporto aumenta da 96.006 a 151.210. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per 392 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. I senatori passano dagli attuali 315 a un totale di 200. Viene modificato anche il numero degli eletti all’estero, che passano da 6 a 4. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420. Al momento la Carta stabilisce che “nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due; la Valle d’Aosta uno”. La riforma individua un numero minimo di tre senatori per Regione o Provincia autonoma, lasciando immutata la previsione vigente dell’articolo 57, terzo comma della Costituzione, relativo alle rappresentanze del Molise (2 senatori) e della Valle d’Aosta (1 senatore). Viene però previsto, per la prima volta, un numero minimo di seggi senatoriali riferito alle Province autonome di Trento e di Bolzano. La riforma modifica anche l’articolo 59 della Costituzione, prevedendo espressamente che il numero massimo di senatori a vita non può essere superiore a 5. Recita l’articolo modificato: “Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque”. La riduzione dei parlamentari, dispone la riforma, ha effetto dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della legge costituzionale e, comunque, non prima che siano decorsi sessanta giorni. La previsione del termine di sessanta giorni è volta a “consentire l’adozione del decreto legislativo in materia di rideterminazione dei collegi elettorali”, che attualmente sono così suddivisi: per la Camera dei deputati sono 232 collegi uninominali e 63 collegi plurinominali; per il Senato 116 collegi uninominali e 33 collegi plurinominali.