Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Una nuova pagina da scrivere nella storia locale, quella del servo di Dio Padre Angelo da Maiori

di Lorenzo Peluso.

Sanza (SA) – Sono li da anni, dimenticate, alcune reliquie del servo di Dio Padre Angelo da Maiori, consistenti nel saio e nei sandali. Sono nel palazzo Baronale Campolongo a Sanza, nel salernitano. La storia del servo di Dio Padre Angelo da Maiori (al secolo Gaetano Riccio), nato a Maiori il 10 maggio 1670 e morto a Sanza il 12 novembre 1738, va riscoperta. Un sacerdote francescano dei Minori Osservanti detto il “Padre santo” dai Sanzesi. Il suo corpo, tumulato nella chiesa di S. Francesco d’Assisi in Sanza (SA) nel 1851, e qui riposa anche dopo la ricognizione canonica del 1952. Dopo molti anni di silenzio assoluto sulla figura di Padre Angelo da Maiori, nel 2008 Luciano Eboli, medico e studioso locale, ha riportato alla luce la storia di questo Servo di Dio con una pubblicazione: “Padre Angelo da Maiori una gloria dimenticata” un libro scritto, al termine di una lunga ricerca. Emerge con forza che il Processo di Beatificazione del frate santo si interruppe per motivi sconosciuti più di un secolo fa. In tutto questo, va detto che la popolazione locale, quella adulta, non ne ha mai smarrito il ricordo. Gli anziani ricordano i suoi miracoli. I giovani però ne hanno perso memoria. Il suo corpo tumulato della Chiesa di San Francesco riposa nella non consapevolezza dei fedeli che si recano in chiesa e spesso neppure si fermano ad onorarlo. Il prossimo 12 novembre saranno 282 anni dalla sua dipartita.  Sarebbe ora forse che si riprendesse il processo di canonizzazione. Va detto che per stabilire chi è santo, la Chiesa utilizza il diritto canonico, ovvero il sistema giuridico della Chiesa cattolica. Un codice che si è evoluto molto nei secoli: se una volta si poteva diventare santi semplicemente per acclamazione popolare, è almeno dal Concilio di Trento (1545) che la Chiesa ha incominciato a dotarsi di norme specifiche, per evitare confusioni e abusi. La congregazione che per il Vaticano si occupa della questione è quella detta “per le cause dei santi”, si chiama così perché, proprio come un tribunale, ha il compito di istruire le cause che possono portare a proclamare la santità di una persona. Per procedere nella causa occorre prima di tutto che il candidato sia morto, poi che qualcuno proponga di aprire il processo e che il vescovo della Chiesa locale, là dove il candidato ha trascorso la vita e ha operato, accolga questa richiesta. La primissima parte del processo si svolge in effetti in ambito locale: si raccolgono documenti e testimonianze, si ricostruiscono i fatti. Se l’insieme di questi dati è ritenuto idoneo, il tutto viene trasmesso al Vaticano. Come in tutti i processi, anche in questo caso ci sono un’accusa e una difesa. Il cosiddetto postulatore, colui che chiede qualcosa con insistenza, è incaricato di dimostrare la santità del candidato. La commissione per le cause dei santi ha una figura incaricata di fare le pulci a testimonianze e documenti. Entrambi le figure sono dei sacerdoti il primo nominato da chi ha fatto la proposta di istruire la causa, il secondo in servizio presso la congregazione. La santità è l’ultimo gradino nella chiesa in una scala che ne prevede altri tre. Per diventare ufficialmente santo, occorre essere prima riconosciuto servo di Dio, poi venerabile e poi beato. Padre Angelo ha vissuto buona parte della sua vita a Sanza, lasciando il segno nella comunità per l’importante opera di evangelizzazione svolta in quegli anni nella vita sociale dell’intera diocesi di Teggiano-Policastro. E’ questo il punto di partenza di una nuova pagina da scrivere nella storia locale.