Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un Paese ostaggio di pochi che determinano il futuro di tutti.

di Lorenzo Peluso.

Il primo fu Fausto Bertinotti, è bene ricordarlo. Fu lui a licenziare un governo importante, quello di Romano Prodi. Si apri così l’era berlusconiana. L’esempio di Bertinotti è stato emulato da Matteo Renzi. Lo ha fatto ben due volte, con il governo di Enrico Letta prima ed ora con quello di Giuseppe Conte. Sono le stranezze del nostro sistema parlamentare che purtroppo ha il limite, nella costituzione delle maggioranze di governo, di essere sempre alla mercè di partiti con percentuali ridicole. Nella cosiddetta Prima Repubblica era un ruolo che spesso assumevano i repubblicani ed i liberali. Per un periodo anche i socialisti, ma mai con la spocchia di far cadere un governo in carica.  Sia chiaro, la democrazia è sacrosanta; è giusto cambiare opinione ed è giusto che prevalga comunque sempre la voce maggioritaria che è l’espressione più alta di un sistema di rappresentanza del popolo sovrano. Dunque è chiaro che ora, se la maggioranza ha i numeri è giusto che governi in nome e per conto degli italiani. E’ questo però, probabilmente, il vero punto debole dell’attuale momento storico che mostra una falla nel sistema democratico: chi governa lo fa in nome e per conto degli italiani? Probabilmente no, perché se lo facesse, allora non potrebbe non tener conto che gli italiani oggi tutto chiedono tranne che un crisi politica con l’orizzonte elettorale a primavera. Occorre aggiungere che certo la maggioranza parlamentare costituitasi degli ultimi due anni non è frutto della scelta  degli elettori ma una conseguenza del nostro sistema elettorale. Dunque primo problema serio, da questo punto di vista, è una legge elettorale che consenta senza remore di poter governare a chi oggettivamente è l’espressone maggioritaria della volontà degli italiani. Se non si risolve questo problema allora i Bertinotti ed i Renzi di turno riproporranno all’infinito lo scenario di queste ultime ore. Esiste poi una questione a mio avviso più grave. E’ la responsabilità politica. Insomma, in una buona famiglia si educano i figli alla responsabilità dell’agire, indicando anche la giustezza dei tempi oltre che dei modi. E’ opportuno fare delle scelte in un determinato momento, non lo è in altri momenti. La discrimine è sempre operare per il bene, della famiglia, nel caso di specie del Paese e del popolo sovrano. La responsabilità della scelta ha un prezzo e lo deve avere, ed occorre anche pagarlo. Dunque se è chiaro che gli italiani non comprendono e non possono accettare la scelta di aprire una crisi di governo che costringerà la politica ora a distrarsi dai temi di fondamentale importanza per gli italiani: l’emergenza sanitaria, la crisi economica ed occupazionale, è chiaro che chi ha fatto questa scelta ne dovrà pagare il conto. Dunque il boccino passa ancora nelle mani degli elettori italiani che dovranno tener bene in mente, alle urne, gli accadimenti dell’oggi. Per fare questo però gli italiani devono essere educati alla responsabilità dell’agire. Nel segreto dell’urna devono far prevalere la responsabilità della scelta per il bene comune e non per il soddisfacimento dell’interesse privato. E’ questo il punto della questione che rende tutti responsabili di ciò che accade. La scelta. Criticare e giudicare è altra cosa rispetto al governare, lo ha compreso bene Grillo ed il grillinismo. Decidere, assumersi la responsabilità è l’onere del governare. Mediare, trovare il giusto equilibrio è l’arte invece della politica. Ecco perché gli italiani ora devono imparare la lezione. Non si può chiedere alla politica di fare ciò che la politica dovrebbe fare se la scelta degli italiani nell’urna non è politica ma di interesse. Non possiamo demonizzare costantemente la politica ed i partiti e poi pretendiamo che gli stessi politici agiscano con la logica del rispettoso legame ai partiti che nel mentre non ci sono. Se non esiste il vincolo di mandato non esiste la responsabilità che ne deriva dalla scelta dell’elettore. Se un pregio aveva la Prima Repubblica era certamente quello del valore dei partiti che educavano la propria classe dirigente ad un modello di appartenenza che era indissolubile. Ecco, un paese senza la bellezza della politica e dei Partiti è un Paese senza regole, senza vincoli dove prevale la logica dell’io e mai quella del noi. Un Paese ostaggio di pochi che determinano il futuro di tutti.