Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Un anno fa il più grande disastro ambientale della nostra storia.

di Lorenzo Peluso

Un anno fa. 365 giorni dal momento in cui la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, a 66 chilometri al largo delle coste della Louisiana, esplose nel Golfo del Messico. Il più grave disastro ecologico della storia.
Un’esplosione, dovuta al mancato funzionamento di una pompa idraulica, che causò 11 morti e 17 feriti. Un incidente che provocò, contestualmente, la più inarrestabile fuga di petrolio mai vista, un fiume nero che giorno dopo giorno e’ sfociato nel Golfo del Messico fino ad occuparne quasi la metà. 5 milioni i barili di petrolio finiti in mare, questo è il calcolo degli esperti. In Louisiana, Mississippi e Texas, letteralmente in ginocchio l’industria ittica; enormi danni ambi natali ed al sistema economico della Florida, basato essenzialmente sul turismo. L’America, ha assistito, impotente, all’aggravarsi di una catastrofe ambientale senza precedenti nel mondo. Prima dell’incidente, la BP, questa la società proprietaria della piattaforma, estraeva dal pozzo 8 mila barili di petrolio al giorno. Da quel momento hanno inesorabilmente cominciato a finire in mare.  Due giorni dopo l’incidente, la colossale piattaforma affondò, da uno dei tubi della piattaforma squarciatisi nell’esplosione il petrolio continuava ad uscire alla velocità di circa 50 mila barili al giorno. Per tappare la falla i tecnici della BP hanno lavorato l’intera estate prima di riuscire a fermare quel petrolio che saliva dal fondo del mare. Dopo svariati tentativi, il tamponamento definitivo della perdita soltanto il 19 settembre. In cinque mesi, di continuo, un fiume di oltre 780 milioni di litri di petrolio ha avvelenato le acque e le coste del Golfo del Messico. Nel dichiarare BP responsabile del disastro, gli Usa hanno raggiunto con il gruppo petrolifero un accordo per la costituzione di un fondo iniziale di 20 miliardi di dollari per risarcimento danni. BP dal canto suo ha dichiarato spese per 8 miliardi di dollari per contenere il petrolio e perdite per 3,95 miliardi. Come altre compagnie petrolifere, ha già ripresentato domanda per riprendere le trivellazioni. Ecco quindi il dramma della nostra epoca. L’uomo ha enorme bisogno di energia e di carburanti. Consapevolmente tutti contribuiamo, quotidianamente con i nostri consumi, al crescere della domanda di energia. Grandi gruppi a livello globale fanno affari d’oro. Il pianeta è sull’orlo del collasso ambientale. Ma noi fingiamo di non sapere e soprattutto non abbiamo intenzione di rinuanciare a nessuna nostra comodità. Ecco quindi perchè a breve riprenderanno le trivellazioni nel Golfo del Messico, si costruiranno ancora centrali nucleari ecc. Un lungo filo attraversa la nostra esistenza; un filo rosso che coniuga il businnes all’ego e che ci spinge, tutti, ad affermare: chi vivrà vedrà.