Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Turchia, il museo di Santa Sofia tornerà ad essere una moschea

di Lorenzo Peluso

La Turchia cambia la storia. “È stato deciso che Santa Sofia sarà posta sotto l’amministrazione della Diyanet”, l’autorità statale per gli affari religiosi, che gestisce le moschee della Turchia, “e sara’ riaperta alla preghiera” islamica, si legge nel decreto, firmato da Erdogan e diffuso sul suo profilo Twitter. La decisione è già stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.  Il Consiglio di Stato turco ha annullato la decisione del consiglio dei ministri del 1934 con cui Santa Sofia fu convertita in un museo. La decisione spiana la strada al ritorno della preghiera islamica a Santa Sofia e alla riconversione in moschea, per cui l’ultima decisione spetta al presidente Recep Tayyip Erdogan che era tornato alla carica caldeggiando l’annullamento della decisione risalente all’epoca del padre della patria turca Ataturk pochi mesi durante la campagna elettorale per le amministrative. In attesa dell’annuncio l’area antistante l’ex basilica era stata interdetta per evitare eventuali manifestazioni e assembramenti di cronisti e curiosi. Le autorità turche avevano transennato anche il piazzale davanti all’ingresso di Santa Sofia. A rischio il valore universale del luogo simbolo di Istanbul prima della decisione l’Unesco aveva manifestato “preoccupazione” per eventuali cambiamenti nello status di Santa Sofia, uno dei luoghi simbolo di Istanbul. “Chiediamo alle autorità turche di impegnarsi nel dialogo prima di prendere qualsiasi decisione che potrebbe avere ripercussioni sul valore universale del sito”, si leggeva stamani in una nota. “Qualsiasi modifica” relativa a un sito Patrimonio mondiale dell’umanità “richiede una notifica all’Unesco da parte dello Stato coinvolto e poi, se necessario, un esame del Comitato del Patrimonio mondiale”, ricordava l’Unesco insistendo sul “forte valore simbolico, storico e universale” del sito. L’ex basilica è stata convertita in moschea nel 1453 durante la conquista ottomana di Costantinopoli per poi diventare museo nel 1934 sotto la presidenza di Kemal Ataturk. “Santa Sofia è un simbolo di dialogo interreligioso e interculturale, un museo patrimonio mondiale dell’Unesco”. Così ieri si pronunciava in una nota la Commissione europea in merito all’attesa decisione del Consiglio di Stato turco sulla sua riconversione in moschea. Santa Sofia, nella sua forma attuale, è un monumento veramente globale. Il mantenimento del suo status attuale, riconosciuto a livello pubblico e internazionale, sottolinea la tolleranza e l’apertura del Paese, precisa l’esecutivo comunitario, ricordando che la Turchia ha sviluppato una consolidata tradizione di conservazione culturale e di apertura intellettuale e culturale per la quale merita credito.  Nelle anticipazioni dei media locali, il massimo tribunale amministrativo si sarebbe pronunciato “all’unanimità” a favore della riconversione in moschea. “La riapertura al culto” islamico di Santa Sofia a Istanbul “non danneggia il suo status di patrimonio mondiale”. Al contrario, “ancora più persone potranno visitarla”. Aveva rassicurato Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in vista della decisione del Consiglio di Stato di Ankara. Costruita nel VI secolo durante l’impero di Giustiniano, Santa Sofia (Hagia Sophia dal greco ‘Αγία Σοφία) fu per circa un millennio cattedrale patriarcale cristiana greco-ortodossa. Nel 1453, dopo la conquista ottomana di Costantinopoli, fu adibita a moschea e tale rimase fino alla nascita della repubblica quando, dopo la sconsacrazione avvenuta nel 1931, nel 1935 Mustafa Kemal Ataturk la trasformò in museo.