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Trump non concede la vittoria ma è costretto a dire sì alla transizione.

redazione

A quasi tre settimane dall’Election Day del 3 novembre, la fase di transizione dall’amministrazione di Donald Trump a quella di Joe Biden può formalmente iniziare. Lo ha stabilito il GSA (General Service Administration), l’agenzia Usa chiamata a certificare il verdetto dell’urna. “Prendo questo ruolo molto sul serio e alla luce degli sviluppi recenti riguardanti battaglie legali e certificazione dei risultati dell’elezione, trasmetto oggi questa lettera per rendere queste risorse disponibili e servizi disponibili”, scrive al presidente eletto l’amministratore del GSA, Emily Murphy. Via Twitter, “The Donald”, conferma – a modo suo – il via libera, dicendo di aver “raccomandato” a Murphy “di fare tutto quello che va fatto relativamente agli iniziali protocolli ” ma avvertendo che la sua battaglia continua e che alla fine sarà lui a vincere. Trump sostiene anche che Murphy è stata “molestata” e “minacciata” dai democratici perché certificasse la vittoria del candidato democratico. Murphy, negando di aver subito pressioni politiche, si era fino ad ora rifiutata di approvare le procedure standard per la transizione. “Contrariamente a quanto riportato o insinuato dai media, la mia decisione non è stata presa per paura o faziosita'”, precisa la capa del GSA che è stata nominata da Trump nel 2017. Il ‘Presidential Transition Act’ del 1963, la legge sulla fase di transizione, non prevede alcun termine per la certificazione del risultato elettorale da parte del GSA ma che tradizionalmente agisce dopo che il media attribuiscono la vittoria ad uno degli sfidanti. Nel 2020 è avvenuto lo scorso 7 novembre. Il team di Biden ha esultato per il disco verde e assicurato “un trasferimento di poteri morbido e pacifico”. L’ex numero due di Barack Obama si insedierà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio.