Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Terrorismo islamico e servizi segreti. Troppe cose non quadrano.

di Lorenzo Peluso.

I fatti di Londra aprono un serio interrogativo su cosa sappiamo davvero sul fenomeno del radicalismo islamico in Europa che spesso si trasforma in follia omicida. Khalid Masood, così si chiamava l’attentatore di Westminste, aveva 52 anni. Mercoledì pomeriggio a Londra ha ucciso tre persone prima di essere colpito a morte dagli agenti di guardia a Westminster. L’Isis ha rivendicato l’attentato con un comunicato diffuso da Amaq, l’agenzia di propaganda del Califfato, e ripreso dal sito di intelligence ‘Site’. Vi si legge che il kamikaze è un ‘soldato’ che ha risposto alla chiamata a colpire i Paesi che fanno parte della coalizione impegnata contro l’Isis. Verità o strumentalizzazione di un folle? Masood era originario del Kent ma viveva nella contea di West Midlands. Una donna ha raccontato al Guardian che Masood è stato suo vicino di casa a Birmingham fino a Natale scorso, quando con la famiglia ha lasciato in fretta l’abitazione, senza nemmeno salutare. Lo descrive come un uomo tranquillo e dedito al giardinaggio. Ma il suo fascicolo alla polizia racconta un’altra storia, con condanne per lesioni aggravate e possesso di arma già nel 1983 e ancora nel 2003. Tuttavia il suo nome non compariva nella lista dei potenziali terroristi stilata da Scotland Yard. Perché? Come mai se pure la sua identità era nota alla polizia e al MI5 nessuno lo ha fermato prima? Quello a Westminster è stato “un attacco contro le persone libere in tutto il mondo” così ha commentato la premier britannica Theresa May ha riferito alla Camera dei Comuni. Dunque la libertà individuale di tutti e la follia omicida di un singolo? L’ipotesi di indagine su cui lavorano le autorità britanniche si basa sul fatto che l’uomo sia stato “ispirato dall’ideologia islamista”. A questo punto, verrebbe da pensare che ancora una volta i servizi segreti, questa volta britannici, hanno commesso un grave errore. hanno sottovalutato le intenzioni di un uomo che pure, così appare, aveva tutte le caratteristiche per trasformarsi un potenziale terrorista. La stessa premier britannica Theresa May nel suo intervento alla Camera dei Comuni su quanto accaduto di fronte a Westminster ha detto che il terrorista, di origine britannica, era stato indagato in passato per estremismo violento, ma era considerato una “figura marginale”. Una figura marginale. Dunque nulla ha insegnato l’esperienza recente di Nizza e di Berlino. Anche in quel caso gli attentatori Mohamed Lahouaiej Bouhlel, che compì la strage di Nizza, era considerato un uomo violento, un depresso, con pesanti problemi psichici, rancoroso e manesco, ma non era però dell’Isis. Oppure più di recente a Berlino Anis Amri l’uomo tunisino che a 18 anni lasciò il suo paese e arrivò a Lampedusa con un’imbarcazione messa a disposizione da un trafficante di essere umani. Pochi mesi dopo fu arrestato e condannato a quattro anni di carcere per avere causato alcuni danni e un incendio nel centro di accoglienza di Belpasso, vicino a Catania. Nei suoi confronti le autorità italiane emisero anche un provvedimento di espulsione, che però non fu mai attuato. L’esperienza in carcere per Anis lo avvicinò alla religione: le stesse autorità penitenziarie notarono “atteggiamenti sospetti tendenti alla radicalizzazione”. In Germania Amri si sia avvicinato al gruppo di persone che orbitava attorno ad Ahmad Abdelazziz, conosciuto anche come Abu Walaa, un predicatore di origine irachena arrestato a novembre nella città tedesca di Hildesheim con l’accusa di terrorismo. Walaa si è autodefinito il rappresentante dello Stato Islamico in Germania ed è considerato dagli investigatori come la figura centrale di una “rete nazionale di indottrinati salafiti-jihadisti che sono strettamente legati tra loro e operano dividendosi i compiti”, organizzata per reclutare e indottrinare nuovi membri dello Stato Islamico e trovare fondi per finanziare il jihad. Nonostante tutto questo, tanto per Anis Amri, tanto per Mohamed Lahouaiej Bouhlel, peggio ancora per Khalid Masood, nessuno ha ritenuto che questi soggetti potessero essre pericolosi.