Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Sullo scacchiere libico lo scontro tra Egitto e Turchia

di Lorenzo Peluso

Sullo scacchiere libico nel Mediterraneo c’è un’altro attore che pretende un ruolo di primo piano. Non bastavano infatti i problemi legati alla coesistenza tra francesi, russi, italiani. In Libia ora si profila uno scontro anche tra Egitto e Turchia. Insomma in Libia il rischio è che diventi sempre più un teatro dove combattere un guerra per procura. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha incontrato ieri i capi tribù della Cirenaica e ha assicurato che “l’Egitto non rimarrà inerte nel conflitto libico di fronte alla ‘minaccia diretta’ alla sicurezza nazionale”. Naturalmente l’appoggio egiziano ai leader tribali della Cirenaica non dispiace affatto. Chiesto ufficialemnte infatti l’intervento egiziano se nell’area si dovesse sviluppare una spinta verso Est da parte delle forze governative di Tripoli. In realtà l’Egitto ha già avuto il via libera del Parlamento di Tobruk e dell’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar che ormai non può nulla contro l’offensiva del Governo di accordo nazionale della capitale, guidata dalla Turchia. La questione ha registrato l’immediata reazione di Ankara. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha definito i passi di Egitto e Emirati Arabi che sostengono Haftar, “illegali e inaccettabili”. “Continueremo a tenere fede a tutte le responsabilità che ci siamo presi. Non lasceremo soli i nostri fratelli libici, perché le nostre relazioni con la Libia sono vecchie di 500 anni. Siamo un governo legittimo che combatte contro i golpisti”, ha ammonito Erdogan paventando “un nuovo accordo con Tripoli sulla base del vecchio accordo di Skhirat”. Il Parlamento di Tobruk, braccio legislativo del maresciallo Haftar, si è detto d’accordo sull’intervento dell’esercito egiziano in caso di minaccia alla sicurezza delle due nazioni. Il giorno dopo, ha confermato il benestare anche il portavoce dell’Esercito di Haftar, Ahmed al Mismari. Il campo di battaglia duqnue rimane Sirte, a metà strada tra Tripolitania e Cirenaica, da anni sotto il controllo del sedicente esercito di Haftar. L’eventuale avanzata su Sirte, potrebbe innescare un intervento militare dell’Egitto che – ha avvertito – la considera la linea rossa da non oltrepassare. Per il Governo di accordo nazionale si è tratta di una “dichiarazione di guerra”. Dunque lo scenario libico cambia velocemente. L’impressione generale però è che nessuno la vuole davvero una guerra devastante per l’area e per gli assetti nel Mediterraneo, tuttavia continuando a mantenere alta la tensione del conflitto, Turchia, Russia, Francia ed ora anche l’Egitto, si spartiscono la gestione ed il controllo delle enormi riserve energetiche libiche. Noi, italiani, continuiamo ad avere un ruolo da osservatori.

 

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