Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ritorniamo ad essere umani.

di Lorenzo Peluso

Quel che più ci manca; quello che già avevamo perso è l’essere umani. Se ora che ci siamo riscoperti fragili, vulnerabili, se ora che il Covid ci ha messo a nudo, cambiassimo il nostro vivere? Che mondo sarebbe se tornassimo ad essere umani? Si è fortunati se si riesce a condividere l’essenza della fragilità umana. In realtà troppo spesso si vive la debolezza dell’essere in solitudine. E’ una caratteristica questa dell’individualismo che si è sviluppata nel tempo e con il benessere. In sostanza, siamo ben propensi a condividere i successi e le vittorie, non lo siamo per nulla con le debolezze e le sconfitte che la vita ci riserva. Si spiega anche con facilità, perché in una società che esalta il successo, ben oltre il valore dell’agire con umanità, la fragilità e la debolezza dell’uomo conferma solo il peso della sconfitta, che oggettivamente non piace ad alcuno. Tuttavia la fragilità umana è un valore assoluto. Non considerato, ma un valore unico. Un valore che diviene persino bellezza se poi lo si riesce anche a condividere. La fragilità e la consapevolezza dell’essere fragili ci rende umani. Non esiste corazza ne armatura infallibile per l’uomo; è la natura stessa dell’essere vivi che ci rende fragili alle intemperanze della vita. Siamo fragili dinanzi alla morte; lo siamo per la delicatezza del corpo. Siamo fragili nell’animo. Guai poi se lo siamo anche nella mente. Al quel punto siamo anche vulnerabili. Lo scorrere del tempo con i segni decifrabili del vivere sul corpo di ogni uomo ne sono la dimostrazione. Se son solo rughe è persino bello. E’ vita trascorsa, esperienza acquisita. Sono i segni invisibili, quelli intimi e privati, nascosti dai nostri sorrisi mostrati, a schermo perfetto di un’anima che lotta, che certo son peggio. Spesso vestiamo gli abiti non nostri, pur di mostrare sembianze altrui che ingannano noi stessi, prima che gli altri. Eppure, se solo accettassimo la fragilità quale condizione essenziale del nostro essere, ne scopriremmo la bellezza perché in quell’istante mostreremmo al mondo il desiderio di condividere, di donare, di ricevere. Gli uni, senza gli altri, non ci rende migliori. Se non ci fossero gli altri, che senso avrebbe ogni singola emozione che non si riflette negli occhi e nello sguardo di un altro essere umano che di suo possiede le nostre stesse fragilità? Insomma siamo veramente certi che la fragilità sia un debolezza? Non è forse l’essenza stessa dell’uomo che, dunque se viene condivisa, allora mostra l’autenticità dell’umanità? E’ questo che dobbiamo forse riscoprire, l’umanità che abbiamo smarrito lungo il sentiero del vivere moderno. Siamo tutti fragili e vulnerabili, dunque siamo tutti forti ed umani. Dunque, parliamo con colui il quale non parliamo più da troppo tempo; porgiamo carezze a coloro che da tanto non vediamo neppure più. Ascoltiamo quelli che non sentiamo; sorridiamo ad ogni essere umano che incontriamo. Ritroviamo quell’umanità che ci appartiene e condividiamola con coloro che ci stanno accanto. Consapevoli di quel che siamo, fragili e vulnerabili, condividiamo il nostro vivere. Ritorniamo ad essere umani.