Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ritiro del contingente italiano dall’Afghanistan dalla prima metà del 2021

di Lorenzo Peluso

Dunque ora si torna a casa, per sempre. 53 morti lasciati nella sabbia dell’Afghanistan e tante opere infrastrutturali realizzate nei lunghi anni di missione del Contingente italiano. Strade, scuole, ponti. Soprattutto tante attività di sensibilizzazione culturale per riportare i bambini a scuola, per dare valore e dignità alle donne. Non siamo andati in Afghanistan per esportare la nostra democrazia, questo non lo si dovrà mai dire dell’opera italiana in Afghanistan. Siamo stati in questo Paese solo per portare aiuto. Ora l’ora è fissata. Il ritiro tante volte annunciato del contingente italiano, circa 800 uomini nell’Ovest dell’Afghanistan, ad Herat, la prima metà del 2021. Da Kabul arriva la conferma dalle dell’ambasciatore Stefano Pontecorvo, Alto rappresentante civile della Nato per l’Afghanistan. Lunedì 29 giugno in un’audizione alle commissioni difesa di Camera e Senato il Capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli aveva annunciato il rientro degli italiani nella seconda metà dell’anno prossimo. «Il contingente italiano – ha riferito l’ambasciatore Pontecorvo – sarà ridimensionato assieme a quelli degli altri Paesi Nato per accompagnare il negoziato di pace intra-afgano. Lo stato attuale dell’accordo Usa-talebani del 29 febbraio 2019 fatto proprio dai ministri degli Esteri e della Difesa della Nato prevede un ritiro completo dall’Afghanistan entro il 30 maggio del 2021». In realtà il ministro della Difesa Guerini in Parlamento pochi giorni fa ha riconfermato «i principali impegni già in atto nello scorso 2019 e l’avvio di alcune nuove missioni, allo scopo di completare e rafforzare la presenza dell’Italia nelle aree geografiche di interesse strategico». Il ministro ha confermato la partecipazione alle missioni in Iraq, Afghanistan, Libano e Kosovo, ricordando che resta fondamentale la presenza italiana in Libia mentre ne saranno avviare due nuove in Sahel (Task Force Takuba) e Golfo di Guinea.Pochi giorni prima, sempre in Parlamento. Il ministro precisava che «la regione del Mediterraneo Allargato, fulcro principale dei nostri interessi dove si sviluppa la nostra azione di contenimento delle minacce e di mitigazione dei rischi attraverso iniziative nazionali, di coalizione e alleate (Nato e Ue) – si conferma nella sua natura di arco di instabilità persistente. Di qui l’esigenza di mantenere una proiezione internazionale che sia in grado da un lato di prevenire in profondità le principali minacce alla nostra sicurezza nazionale e dall’altro di sostenere, assieme alle altre amministrazioni coinvolte, gli interessi e il ruolo del Paese nello scenario internazionale, anche nell’ambito delle organizzazioni internazionali di riferimento».