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Regione Campania – In Consiglio salta il voto sul documento per il regionalismo

redazione

È saltato per alcune questioni di regolamento il voto del documento sul regionalismo, di cui si è parlato, ieri, al Consiglio regionale della Campania. Il documento era stato presentato dal consigliere Franco Picarone, del Pd, ma il presidente del consiglio, Rosa D’Amelio ha reso noto che secondo l’articolo 123 del regolamento non sarebbe stato possibile possibile votare la risoluzione poiché i consiglieri “possono presentare ordini del giorno riguardanti questioni di particolare e urgente rilevanza”. Ad ogni modo il documento potrà essere votato nella prossima seduta del Consiglio regionale. A margine, Picarone ha commentato: “Abbiamo condiviso dei punti del documento già nel Defr con il centrodestra e avevamo offerto questa sponda anche ai 5 stelle che già allora si erano tirati fuori. Adesso c’erano già dei documenti che avevamo depositato che per regolamento non possono essere votati perché c’è bisogno che siano già all’ordine del giorno, depositati a disposizione dei consiglieri”. Poi una stoccata ai 5stelle: “Non mi sembra strano che oggi non si sia votato un documento, mi sembra strano che ci si divida su questi temi, dovremmo marciare a carrarmati uniti, perché sono temi importanti per Mezzogiorno”.

Sulle ipotesi di Federalismo differenziato all’esame del Governo, il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca è intervenuto ieri nella seduta monotematica del Consiglio Regionale, richiesta dalla minoranza di Centrodestra. Nel discorso, il governatore, ha illustrato in cinque punti la proposta per una piattaforma programmatica che punti a unire il Nord al Sud nel segno del lavoro e dello sviluppo, nel quadro di una rinnovata coesione nazionale. Per De Luca sono cinque i punti fondamentali: l’operazione-verità riguardante verifica oggettiva di quante risorse si spendono per i diversi servizi pubblici sia al Nord che al Sud; la spesa storica che andrebbe costruita attraverso una fase di ripartenza, con fondi dedicati per il recupero dei territori virtuosi del Sud, realizzando le condizioni quindi per risalire e riemergere; i costi standard, dove va accettata la sfida dell’efficienza ma con fondi dedicati per il recupero del gap se bene utilizzati; il fondo perequativo seguendo quanto afferma l’art.119 della Costituzione, garantire la coesione e la solidarietà colmando il divario di sviluppo e di reddito; e il fondo per la coesione, cioè riservare il 35% dei fondi nazionali al Sud con verifica puntuale dell’efficienza nell’amministrare i finanziamenti.