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Regionali in Campania, le esclusioni eccellenti nel Pd: Amato e Graziano

redazione

Il più deluso è Stefano Graziano, che esce dalle urne con 17.741 voti ma perde il seggio in Consiglio regionale. Quasi un record che lo mette in testa alla pattuglia dei delusi del Pd, che covano malumori per la legge elettorale regionale e per la valanga di liste accettate da De Luca nella sua coalizione che ha disperso i seggi in mille rivoli. Con lui ci sono Enza Amato, che va a casa con 15.483 voti inutili, Gianluca Daniele a cui non bastano 13.958 preferenze e Antonio Marciano escluso con 11.897 voti, senza dimenticare Rosa D’Amelio, esclusa con diecimila preferenze. “Per il lavoro fatto in questi anni – spiega Marciano – c’è dispiacere, senti anche la responsabilità di gente che hai messo in movimento con entusiasmo. Prendere quasi 12.000 voti con un presidente che prende una percentuale così alta rende assurdo che Pd dimezzi la sua rappresentanza in Consiglio Regionale. Ovviamente resto nella disponibilità di questa avventura per il Pd. So che ci sarà a breve una direzione provinciale a Napoli ed è un bene, ma poi abbiamo bisogno di svolgere l’analisi dentro l’organismo competente, cioé la direzione regionale, magari un minuto dopo il ballottaggio nei Comuni”. Per lunedì, infatti, Sarracino è orientato a convocare l’organismo partenopeo, ma anche il segretario Regionale Leo Annunziata annuncia a breve una convocazione: “Dopo il ballottaggio nei Comuni convocherò la direzione – spiega all’Ansa – per l’analisi completa del voto. Devo dire che il risultato del Pd è molto soddisfacente, siamo il primo partito della Regione. Dispiace per i tanti che hanno preso molti voti e sono rimasti fuori, credo sia un problema tecnico della legge elettorale non tanto dell’ampiezza della coalizione. L’idea di tutti era di avere un campo largo e De Luca è attrattivo, ma la coalizione ampia è un’arma a doppio taglio”. Ma nei malumori dei campioni dei voto molti ricordano che alcuni consiglieri sono stati eletti nella coalizione con 5-6.000 voti, addirittura con 2.100 come Di Fenza, secondo eletto di Liberaldemocratici a Napoli. Ora l’attesa è per la giunta: nei corridoi dem c’è chi ipotizza che De Luca potrebbe aprirla ai politici dopo i primi cinque anni con i tecnici: “Ma chi vuole fare l’assessore – dice uno dei non eletti – dovrà dimettersi da consigliere”.