Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Recovery Fund, ora superare il gap infrastrutturale che il Sud paga rispetto al nord del Paese

di Lorenzo Peluso

Il Consiglio europeo ha varato un pacchetto da 1800 miliardi di euro volto a stimolare la ripresa economica, l’Italia ha fatto la sua parte, ora però la sfida è la spesa e la visione di futuro per il Paese.  Il pacchetto complessivo di aiuti
è fatto di due parti: quello composto dal bilancio pluriennale Ue dal 2021 al 2021 e quello del Recovery fund proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Secondo il progetto, il bilancio Ue dovrà avere nei sette anni un volume pari a 1074 miliardi di euro, da finanziare prevalentemente attraverso i contributi netti degli Stati membri dell’Unione. Il piano per la ripresa economica invece è pari a 750 miliardi di euro, ossia quanto proposto da Von der Leyen. Si tratta di 250 miliardi di euro in più rispetto alla proposta originaria presentata a metà maggio dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron. Dei 750 miliardi euro previsti, 390 miliardi verranno erogati sotto forma di sovvenzioni, che non dovranno essere ripagati dai Paesi destinatari, mentre 360 miliardi di euro verranno distribuiti sotto forma di crediti. Il rapporto tra sovvenzioni e crediti in questo modo si è spostato, nel corso delle trattative, a danno delle sovvenzioni. Infatti, sia la Commissione che l’iniziativa franco-tedesca avevano proposto 500 miliardi in forma di sovvenzioni. Di contro, i Paesi cosiddetti “frugali” – ossia Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, a cui durante il Consiglio si è aggiunta la Finlandia – hanno insistito a lungo sul fatto che dovessero essere previsti esclusivamente dei crediti. Alla fine su questo sono stati costretti a cedere. “Per la prima volta è prevista una forma di condivisione del debito – ha affermato il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca – Questa è una novità importante. La Commissione europea a tale scopo può emettere titoli comuni sui mercati finanziari. Gli Stati membri non devono erogare soldi, ma solo esprimere una garanzia rispetto al fatto che nel caso di necessità sostengano i titoli. La Germania, per esempio, è garante per circa 200 miliardi di euro. Il debito complessivo di 750 miliardi di euro dovrà essere ripagato dall’Ue entro la fine del 2058, ma si inizierà a farlo ancora all’interno dell’attuale esercizio di bilancio settennale, ossia prima del 2028. La condivisione del debito fa sì che la Commissione diventi il decisivo attore nella politica finanziaria dell’Ue” ha aggiunto De Luca. Altra importante novità interessa la differenza di gestione dei mezzi previsti dal fondo, per esempio, alle somme previste dal Mes (Meccanismo europeo di stabilità), sottosta al controllo dei singoli Stati membri: né la Commissione, né l’Europarlamento vi hanno accesso. Al contrario, il Recovery fund soggiace alla legislazione Ue. Dato che è la Commissione ad ottenere nella sostanza il controllo sull’utilizzo degli aiuti, ora si può immaginare che essa potrà diventare una specie di “tesoreria europea”. Per l’Italia è una grande opportunità. “Il progetto originario del Recovery fund prevedeva che i 750 miliardi fluissero solo in parte nel pacchetto, che doveva comprendere 560 miliardi di euro, di cui 310 miliardi da erogare sotto forma di sovvenzioni. Con il resto del denaro la Commissione intendeva finanziare piani specifici, per esempio la ricapitalizzazione delle aziende più colpite dalla crisi – ha aggiunto De Luca – la struttura è stata però modificata durante il Consiglio europeo: per il fondo volto alla ripresa sono previsti 672,5 miliardi, di cui 312,5 miliardi in sovvenzioni. Gli altri programmi sono stati tagliati, il fondo per le ricapitalizzazioni è stato cancellato del tutto. Questo fa sì che gli Stati destinatari nonostante il taglio delle sovvenzioni non otterranno meno soldi del previsto: i principali destinatari rimangono l’Italia, la Spagna e la Polonia. Il governo italiano ha calcolato che il nostro Paese otterrà 81 miliardi in sovvenzioni e 127 miliardi in crediti. La sfida per il nostro paese ora è non disperdere queste risorse in rivoli – ha aggiunto il direttore De Luca – è il momento questo della grande sfida al futuro. Il Sud deve essere al centro dell’agenda di governo, far ripartire il Sud significa dare slancio al nostro Paese. Ci aspettiamo un Piano di Sviluppo complessivo del Paese che preveda il superamento del gap infrastrutturale che il Sud paga rispetto al nord del Paese. La nostra speranza è che si ascoltino i territori e si restituisca agli stessi le risorse necessarie per realizzare quel modello di crescita che al sud deve basarsi su turismo, agricoltura, ambiente, cultura e soprattutto piccola e media impresa. Favorire le assunzioni; supportare nuovi investimenti. Puntare soprattutto sulle aziende sane che operano con dedizione ed impegno favorendo la loro crescita. Questo significherà occupazione e futuro” ha concluso il direttore generale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca.