Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Questa è la storia di una bambina, Selma Musić, e il massacro di Srebrenica

di Lorenzo Peluso

Questa è la storia di una bambina. Era l’11 luglio del 1995 quando le truppe serbo-bosniache di Ratko Mladić entrarono a Srebrenica, cittadina decretata “Area protetta” dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 1993 e posta sotto protezione dei Caschi blu, dove si erano rifugiati migliaia di bosniaci musulmani fuggiti dai villaggi della zona. Nei 10 giorni successivi vennero deportate e uccise oltre 8 mila persone, la maggior parte erano ragazzi e uomini che erano stati separati dalle donne, i bambini e gli anziani. In pochi riuscirono a fuggire e salvarsi. I cadaveri vennero occultati in gigantesche fosse comuni. Il 12 luglio centinaia di civili si accalcarono davanti alla base Onu in cerca di protezione, tra questi c’erano Alija e Salim con i loro quattro figli: Sadik di pochi mesi, Elvira di 2 anni, Alen di 5 e la piccola Selma di 7. Come racconta il padre a Nicole Corritore dell’Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa: “Portavo in braccio Sadik, il più piccolo, gli altri tre mi camminavano davanti. Ad un certo punto Selma è sparita dalla mia vista, è stata questione di un secondo.” Da allora la famiglia di Selma che nel frattempo si è trasferita negli Stati Uniti non ha mai smesso di cercarla aprendo una pagina su Facebook, rivolgendosi anche all’FBI e a alcuni specialisti che hanno realizzato una immagine in cui si ipotizza l’aspetto che potrebbe avere la bambina, che oggi avrebbe 32 anni. Sforzi che non avevano ottenuto alcun risultato, almeno fino all’anno scorso. La sorella Elvira, che aveva letto l’inchiesta di OBCT e avuto notizia dei servizi realizzati dalla Rai sulla storia dei “Bambini di Bjelave”, quelli che da Sarajevo nel luglio del 1992 vennero portati in Italia con l’accordo di farli rientrare in Bosnia alla fine della guerra, per poi finire adottati nonostante i genitori biologici fossero ancora in vita, ha contattato l’Osservatorio dicendo che “I miei genitori e io stiamo cercando mia sorella scomparsa in quegli anni. Di recente è apparsa una sua foto che indicava che era viva…” La foto in questione, fu scattata tra il 12 e il 14 luglio 1995 a Ravne nei pressi di Kladani dal fotoreporter Ahmet Bajrić: “Ravne era uno dei primi punti di accoglienza di civili in arrivo da Srebrenica. Non ricordo esattamente quando ho scattato quella foto, credo il 13 luglio”, raccontò il fotoreporter “Blicko” a Dnevni Avaz il 21 maggio del 2019. Questa foto, pubblicata su Internet, è stata vista dai genitori che hanno riconosciuto la bambina dai vestiti che portava quel giorno e potrebbe essere la prova che Selma era arrivata sana e salva sul territorio della Federazione. Elvira lancia un appello nella speranza che la sorella possa essere ancora viva e nell’ipotesi che possa essere arrivata in Italia. Durante le ricerche della bambina infatti si è avanzata l’ipotesi non confermata che possa essere stata portata fuori dalla Bosnia Erzegovina: “Mi chiedo se ci sia la possibilità che sia stata portata in Italia e se comunque potreste aiutarci in qualsiasi modo”, conclude Elvira, “Il nostro più grande desiderio è trovarla. Per questo spero tanto che questo articolo e questo mio appello arrivino lontano e che chiunque abbia informazioni di qualsiasi tipo su Selma, ce le faccia avere e ci restituisca la pace. Almeno per dirci che sta bene, ovunque lei sia oggi.”  La piccola Selma Musić è nata il 17 settembre 1987 a Bukovici, comune di Vlasenica. Occhi nocciola, capelli biondo-castano, pelle chiara, presenta difficoltà motoria a braccio e gamba sinistra. E’ scomparsa il 12 luglio 1995 a Potočari vicino a Srebrenica. È stata vista l’ultima volta il 13 luglio 1995 a Ravne, vicino a Kladanj, nel cosiddetto “territorio libero”. Da allora non se ha più traccia. Quest’anno compirebbe 33 anni. Se si dispone di informazioni, segnalarlo alla Croce Rossa del proprio paese o all’Interpol o alla polizia locale. Per ulteriori informazioni si veda la pagina Facebook: “Missing Selma Music since July 12 1995 in Srebrenica, Potocari”. Troppe le ferite ancora aperte per una riconciliazione che rimane incompiuta 25 anni dopo. I fatti di Srebrenica pesano ancora come un macigno su presente e futuro della Bosnia ed Erzegovina. Un massacro sul quale ha provato a fare giustizia il Tribunale penale internazionale per la Ex-Yugoslavia. Nei suoi 24 anni di attività, dal 1993 al 2017, ha incriminato 161 persone, ne ha condannate 90 e assolte 19. Altri 52 casi sono stati respinti o trasferiti ad altra giurisdizione. Il Tribunale penale internazionale per la Ex-Yugoslavia ha ascoltato 4650 testimoni, in circa 10.800 giorni di udienze. Ne sono risultati 2,5 milioni di pagine di trascrizioni. Numeri che non sono tuttavia bastati a scrivere una verità storica comunemente accettata.