Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Quello che vedo e quello che spero.

di Lorenzo Peluso.

Quello che vedo è un paese dormiente. Vedo un paese oramai rassegnato all’inesorabile declino. Un paese dove, nell’indifferenza generale, chiudono quelle poche attività commerciali che con grande sacrificio hanno resistito fino all’estrema decisione. Quello che vedo è un paese dove i giovani hanno già abbandonato la nave.

Ma attenzione, la mia vuole essere solo una fotografia della realtà. Non pretendo di dare soluzioni o suggerire risposte. Non mi compete e non credo di esserne capace. La condizione generale di un paese, dove ho deciso di vivere e restare, mi impone però una riflessione, fosse non altro perché qui ho costretto a vivere la mia famiglia. Quello che vedo è un paese dove la gente non si confronta; dove la gente non si interroga. Un paese dove, incuranti del trascorre del tempo, nessuno sembra appassionarsi ad un futuro prossimo che non lascia ombra di dubbio. Un paese dove la consapevolezza della resa ha preso il sopravvento sull’innata propensione al coraggio ed alla sfida. Un paese dove non nasce nulla di nuovo e dove il nuovo è visto sempre con distanza. Quello che vedo è che nessuno ha un progetto serio su cui scommettere; nessuno che indichi la via da percorrere. Un paese che vive la quotidianità dell’oggi nel ricordo e nelle piccole soddisfazioni di ieri. Un paese dove nulla di nuovo si crea, dove niente di diverso si inventa, dove nessuna idea di paese è al centro delle discussioni. Un paese dove non c’è fermento. Un paese che non si guarda intorno ma guarda solo l’altro, non per capire ed apprezzare, ma solo per pettegolare e ridicolizzare. Un paese dove gli ultimi sono soli, spesso, senza volerlo, abbandonati anche dagli affetti più cari. Un paese dove, nello spirito della rivalsa, si tenta di annullare l’altro annullando se stessi. Un paese dove menti e cuori hanno fatto più di un passo indietro, lasciando il posto all’egoismo ed all’individualismo. Un paese che non è per i giovani perché i giovani nulla fanno per renderlo proprio. Un paese che non è più per gli adulti, perché nessun adulto cerca nell’energia dei giovani la forza per creare un’opportunità. Un paese che è certo per gli anziani, ma solo perché sono costretti a viverci, non potendo decidere di andare. Un paese dove le famiglie non scommettono più sui figli, perché a quei figli non sono più in grado di offrire una possibilità. Un paese di brave persone, ma solo per sentito dire. Un paese di caparbi e tenaci, ma solo perché è la storia che lo racconta. Un paese di gente che sta a guardare, in attesa, ma questo lo dicono i fatti. Un paese che merita di più, non da altri, ma da noi stessi. Un paese che necessità di uno slancio vitale che oggi non c’è. Un paese amato molto di più da quelli che sono andati; molto meno quelli che invece sono restati. Un paese che forse, fra qualche tempo, si rianimerà, ma solo per qualche settimana, in attesa di una speranza. Un paese dove la gente si è arresa. Un paese che abdica ad altri quello che ognuno invece dovrebbe sentire dentro di se. Un paese che vive dell’oggi e che non si cura del domani. Un paese, il nostro, che non ci sopporta più.