Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Quello che le donne dimenticano

di Lorenzo Peluso

Quello che non serve; non serve più. Continuare ad insistere è stucchevole. Ne conosco di donne dotate di grandi capacità. Conosco donne sindaco di piccoli comuni e grandi città. Capaci, determinate, consapevoli. Donne assessori, consiglieri comunali. Donne imprenditrici. Donne, madri, mogli, operaie, lavoratrici instancabili. Donne con grandi capacità. Conosco uomini capaci, politici, professionisti, imprenditori. Padri; uomini. Uomini con grandi capacità. Conosco anche donne e uomini, incapaci, stupidi. Svogliati; inconsapevoli. Conosco donne soldato, fiere ed orgogliose. Uomini che si prendono cura di anziani; dignitosi. Eppure si continua a perseverare nel richiedere le cosiddette “pari opportunità”. Lo si fa nel mercato del lavoro per combattere, così dicono, ogni forma di discriminazione basata sul genere. Lo si fa nella politica, addirittura imponendo le quote rosa. Ma davvero è necessario marginalizzare con una quota, il diritto ad essere ciò che si è conquistando quello spazio che ci è dovuto per quel che siamo e non per una quota riservata? Nella società dell’oggi dove non si distingue più il bianco dal nero, perché tutto è solo e soltanto sfumature di grigio, allora non ci battiamo per la qualità e l’eccellenza ma per la sopravvivenza di spazi riservati. E’ un retaggio sessantottino, lo si comprende anche, ma che ad oggi davvero non ha più senso, se non quello di alimentare circuiti che vivono e sopravvivono solo per questo. Le lotte per la parità di genere che nel mentre hanno stravolto, come sempre accade perché poi si travalica, l’essenza stessa dell’essere donna. Allora non possiamo avere timore di affermare che la donna è diversa dall’uomo. Lo è perché è la sua natura e non per questo è denigratorio e sminuisce il ruolo ed il valore, se mai lo esalta. Ma davvero è necessario affermare il principio che la maternità è un limite? Certo, quando una donna è madre il suo percorso professionale e lavorativo cambia, ma è normale che sia così. Lo è perché il ruolo di madre è straordinariamente importante e non è un limite occuparsi dei figli, anzi è un merito ed un pregio che forse gli uomini neppure sono capaci ad interpretare. Perché sono altro, perché il valore assoluto della diversità è l’esaltazione dell’essere umano, in quanto tale. Personalmente credo che le eccellenze svettano sempre, uomini o donne che siano, così come non sfuggono gli stupidi ed i mediocri, e poco conta se indossano la gonna o i pantaloni. Emma Marcegaglia è stata una preziosa interprete della grande capacità manageriale dell’essere donna anche più di alcuni uomini, nel guidare Confindustria oltre che le sue aziende. Lo ha fatto essendo mamma, prima che moglie. Potrei citare presidenti della camera dei deputati, partendo dalla Nilde Iotti, per arrivare ad un ministro della difesa, passando per grandi e noti avvocati, brillanti giornaliste, straordinarie sportive. Potrei citare la Montessori oppure la Alda Merini per rimanere nel campo della cultura. Donne con grandi capacità intellettive e culturali che hanno lavorato al fianco di uomini eccelsi ed uomini mediocri. Potrei fare un lungo elenco di grandi donne, di donne normali, di donne comuni. Potrei fare lo stesso per gli uomini. Preferisco pensare invece a quelle donne che si alzano al mattino e prima di andare a lavoro, organizzano la giornata della propria famiglia, dai figli al marito, e poi lavorano, producono, poi magari si candidano al Consiglio comunale, affrontano una campagna elettorale e vengono elette, perché ritenute capaci. Poi governano, prendono decisioni importanti, sagge, difficili. Poi preferisco pensare che la sera tornino a casa e si occupino ancora della cena, dei figli, dei mariti. Preferisco pensare che lo fanno con impegno e capacità, con il sorriso, perché sanno che loro e solo loro possono farlo, perché sono donne. Queste donne le preferisco a quelle che ancora stanno li a confezionare associazioni, consulte, comitati, che, si badi bene, non esaltano le capacità delle donne, ma le racchiudono soltanto in organismi e sodalizi che mettono in risalto solo la differenza e non la “pari dignità”. Preferisco mia madre, e tutte quelle come lei, che hanno lavorato e nel mentre cresciuto i figli, che si sono occupate di ogni cosa, sapendo che il punto fermo di ogni famiglia, della società, sono le donne. Peccato che tutto questo lo dimentichino proprio le donne.