Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Quelli del Dio, Patria e Famiglia.

di Andrea Cionci, Libero.

Ci hanno rubato tutto: distrutta la Famiglia, eliminato Dio (almeno, quello nostro), la Patria ormai è una parola proibita, al massimo rimpiazzata col suo freddo, impersonale, corrispettivo al maschile: “il Paese”. Una parola che sa di economia, di Pil, di parmigiano reggiano, un eufemismo fuorviante, un po’ come chiamare “Genitore 2” la Mamma.   I tre motori che hanno prodotto per noi italiani (e per il mondo) quel fiotto interminabile di arte, cultura, eroismo, sapienza, poesia, bellezza, produttività, valori morali, tradizione, che conosciamo sono stati disattivati e portati allo sfasciacarrozze da chi ha sempre avuto interesse a svendere l’Italia, a trance, al miglior offerente. Un sabotaggio cominciato già negli anni ’60: un lavorìo disgregatore di piccole termiti industriose che hanno fatto del tradimento continuativo e “sottotraccia” la loro missione di vita nella politica, nella cultura, nell’arte, nell’informazione, nella scuola, ovunque. Un processo che culmina oggi visibilmente con i conati iconoclasti di chi vorrebbe eliminare le targhe intitolate a re e generali, di chi imbratta i monumenti ai caduti, mette le braghe alle statue classiche o stupra la lingua di Dante per “non turbare la sensibilità” di questo o di quest’altro. A permettersi di denigrare le basi della nostra CIVILTA’, un’armata aggressiva, sostenitrice di istanze che promettono un ordine mondiale “nuovo” –  ma nato già vecchio e muffito – e che finora non hanno prodotto niente, se non diritti senza doveri e grottesche censure, isterie che sanno solo distruggere, rimproverare, rimuovere, lamentarsi, creare  neologismi ridicoli come “matria”, “presidenta” o mettere l’asterisco al posto delle desinenze su aggettivi e sostantivi. Inaudito che nessuno ancora li abbia ammutoliti chiedendo loro: “Sì, quelli del Dio, Patria, Famiglia, hanno anche fatto alcuni errori nella storia, ma voi cosa avete fatto, cosa avete prodotto?”. Nulla. Ebbene, fra i tre valori fondativi della nostra civiltà, possiamo dire – senza timore di blasfemia – che l’amore per la Patria sia senz’altro il più nobile, per i motivi che illustreremo. Come è possibile, infatti, non amare la propria famiglia? Per quanto i familiari possano essere talvolta “difficili” e le responsabilità pesanti, i legami di sangue con i propri genitori, figli, fratelli sono fortissimi, naturali e istintivi. Il ritorno pratico e affettivo che una famiglia offre all’individuo è evidente: protezione, mantenimento, calore umano, amore, educazione, esercizio della sessualità coniugale, gioia della genitorialità, assistenza da anziani e il prolungamento della propria vita nei figli. E Dio? Se da un lato non è così palese la Sua esistenza – cosa che consente a molti di ignorarLo senza troppi rimorsi – certamente, per chi vi crede, per quanti sacrifici possa comportare, fornisce “in cambio” pace interiore, forza spirituale e, infine, la VITA ETERNA: un premio incommensurabile. Invece la Patria no: amarla è la COSA PIU’ DIFFICILE, più rischiosa, più dura, col minore compenso. Almeno a chi indossa un’uniforme, essa riconosce, al massimo, un grado, una decorazione, nei casi peggiori una linda croce di pietra o pochi caratteri di bronzo sul monumentino nella piazza del paese. Ai nostri soldati che vanno all’estero, qualcuno oggi si permette di dire che lo fanno per soldi, come dei mercenari. Vediamo quanti, fra questi critici, per gli stessi soldi, sarebbero capaci di mollare per sei mesi la propria famiglia e rischiare tutti i giorni di saltare in aria su un ordigno improvvisato o di essere colpiti da un cecchino. Tuttavia, amare la Patria non è solo appannaggio dei militari, ma anche di tutti coloro che fanno il loro DOVERE senza frignare continuamente, bravi cittadini che contribuiscono al bene dell’Italia, onorando un valore reale come la propria famiglia, ma allo stesso tempo spirituale come una religione, e che tuttavia richiede una consapevolezza, una maturità da Uomini adulti per essere compreso. La Patria è, infatti, la terra dei padri, il frutto di sacrifici enormi e di centinaia di migliaia di vite,  l’espressione della collettività nazionale in cui si riassumono i valori e gli interessi dei suoi concittadini. Non è qualcosa di facile, di immediatamente vicino come il fiato del proprio bambino o il soffio dello Spirito nel proprio cuore. La Patria è popolata da individui sconosciuti, che in alcuni casi sono perfino ignoranti, disonesti o poco apprezzabili. Quando la Patria chiama, non è per gettarvi le braccia al collo come un figlio piccolo, una madre, o una moglie, né per spalancarvi le porte dell’immortalità ultraterrena: di solito è sempre per una “fregatura”, per un’emergenza sopravvivenziale. La Patria è laica e “anaffettiva” ed esige il più grande degli sforzi, quello di subordinare la propria individualità al bene collettivo, (mentre Dio e la Famiglia, al contrario, la esaltano al massimo). Primordiale tribù allargata, la Patria chiede di fare il tuo dovere anche se non condividi gli obiettivi che essa si è prefissata. L’amore per essa richiede quindi lo SFORZO SUPREMO, comporta l’intelligenza razionale più alta, il più nobile dei sentimenti e il più faticoso dei sacrifici, ben oltre qualsiasi ritorno ego-individualistico dai propri familiari o a beneficio della propria anima. La sua difesa “è sacro dovere del cittadino” recita l’art. 52 della Costituzione: oggi l’unico ideale trascendente, ma oggettivo, palpabile, che può unire laici e credenti, oltre che i nuovi italiani, è solo l’amore per la Patria. Riprendiamocelo perché è il momento giusto.