Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Pensioni – Al via l’Ape volontaria (Anticipo finanziario a garanzia pensionistica)

redazione

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato il 4 settembre il decreto sull’Ape volontaria (Anticipo finanziario a garanzia pensionistica), passaggio indispensabile per l’entrata in vigore della misura che consente ai lavoratori di lasciare il lavoro fino a tre anni di anticipo con una decurtazione della pensione per finanziare il prestito che garantisce l’addio anticipato dal lavoro. Si tratta di un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia, erogato dalla banca in quote mensili per 12 mensilità, che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto. È riconosciuta in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018. L’APE volontaria può essere richiesta dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla Gestione Separata; sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse professionali. “Con il decreto firmato sull’Ape volontaria molti italiani potranno andare in pensione prima – scrive su Facebook la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi -. Ne potranno usufruire i lavoratori dipendenti pubblici e privati, i lavoratori autonomi e iscritti alla gestione Separata dell’INPS. Una misura prevista nei MilleGiorni, frutto dell’ascolto delle necessità di tanti cittadini. C’è una politica che parla e una politica che fa del suo meglio per portare #avanti ogni giorno un vero cambiamento nella vita delle persone”. Critico il giudizio della Cgil: il segretario confederale, Roberto Ghiselli, ricorda che “l’Ape volontaria non è un anticipo di pensione, contrariamente a quanto affermato dalla sottosegretaria alla Presidenza del consiglio Boschi, ed è tutt’altro che operativa”. Ghiselli specifica infatti che si tratta di “un prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative”. “È bene inoltre ricordare – aggiunge il dirigente sindacale – che l’Ape volontaria è tutt’altro che operativa, mancando ancora la registrazione della Corte dei Conti, la pubblicazione, la circolare Inps e, soprattutto, le convenzioni con il sistema bancario e assicurativo, con tutte le insidie che ciò può nascondere soprattutto in termini di tassi d’interesse da applicare a carico dei lavoratori”. Il prestito è erogato da soggetti finanziatori e imprese assicurative scelti tra quelli che aderiscono agli accordi quadro da stipulare tra il Ministro dell’Economia e delle Finanze e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e, rispettivamente, l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici e altre imprese assicurative primarie – si legge sul sito dell’Inps -. Il prestito ottenuto viene restituito in 260 rate in un periodo di 20 anni mediante una trattenuta che viene effettuata dall’INPS all’atto del pagamento di ciascun rateo pensionistico, inclusa la tredicesima. La restituzione del prestito inizia dal primo pagamento della futura pensione e si completa dopo 20 anni dal pensionamento. Completata la restituzione la pensione sarà corrisposta per intero, senza ulteriori riduzioni per l’APE. Il prestito è erogato per un periodo minimo di sei mesi e fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia e decorre entro 30 giorni lavorativi dal perfezionamento del contratto. Le somme erogate a titolo di prestito non concorrono a formare reddito ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Alle somme erogate a titolo di APE si applica il tasso di interesse e il premio assicurativo relativo all’assicurazione di copertura del rischio di premorienza previsti dagli appositi accordi quadro. A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza è riconosciuto un credito di imposta annua nella misura massima del 50% dell’importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. Tale credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi ed è riconosciuto dall’INPS per l’intero importo rapportato a mese a partire dal primo pagamento del trattamento di pensione. Per accedere al prestito è necessario, al momento della richiesta: avere almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi; maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi; avere un importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO); non essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità.