Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ottanta, non sentirli e guardare al futuro.

redazione

Europarlamentare, sindaco, sindacalista, parlamentare italiano. Presidente di Quanta SpA e presidente di Ebitemp. Socialista da sempre. Enzo Mattina, figlio illustre di Buonabitacolo ha compiuto 80 anni. “80 anni e dico un grande grazie” ha commentato. La scelta di Enzo Mattina poi, è stata quella di raccontare come sta vivendo il passaggio alla senectute.

Lo sento come una vittoria con me stesso e come una folata di fiducia nel domani. Riflettendoci bene; a un bimbo venuto alla luce il 29 luglio del 1940, a distanza di 49 giorni dal fatidico 16 giugno in cui Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia fascista, un serio veggente avrebbe pronosticato solo un triste futuro. Invece, non è andata così. Mi sono appassionato fin dalla gioventù ad alcune tematiche socio/politiche/economiche, quali la partecipazione, che per me è assunzione di responsabilità (Giuseppe Mazzini la comprendeva tra i “doveri dell’uomo”); l’uguaglianza delle opportunità attraverso un sistema formativo che faccia emergere le vocazioni di ciascuno e le sostenga fino a tramutarle in competenze professionali; il rinnovamento e il rafforzamento della democrazia, attraverso la crescita della sensibilità comunitaria, che è fatta di confronto, rispetto delle diversità, dialettica ragionata e non preconcetta, e che rigetta e combatte la violenza e la prevaricazione delle tante forme di potere private e pubbliche.
La determinazione e di sicuro anche la sorte mi hanno consentito di vivere in prima persona la straordinaria vicenda delle lotte dei metalmeccanici, che fecero da volano alla riunificazione delle tre sigle sindacali storiche e diedero vita alla FLM. Furono anni in cui negoziammo contratti nazionali e aziendali d’avanguardia, costruendo le piattaforme rivendicative con decine di migliaia di assemblee; modificammo la rappresentanza, passando dalle piccole e ormai burocratizzate Commissioni interne ai grandi Consigli dei delegati; interloquimmo con il potere politico, affermando tutti insieme l’autonomia del sindacato rispetto ai partiti in cui pur militavamo.
Certo, commettemmo anche tanti errori e subimmo sconfitte, ma l’Italia e gli italiani, dopo aver vissuto la stagione della ricostruzione e della crescita economica esponenziale, affrontarono la brutalità del terrorismo, delle degenerazioni di vasti segmenti istituzionali e seppero costruire il tempo della conquista, non della donazione, dei diritti e delle tutele.
Ho vissuto la fase del rafforzamento dell’integrazione europea, il progetto storico più ambizioso che l’umanità abbia mai concepito, che non cade dal cielo e si realizza in tempi lunghi, non certo nell’arco di qualche decennio e sulla pesatura di convenienze alla giornata.
Ho vissuto, infine, un’esperienza di lavoro aziendale che è terminata con il pensionamento. Anche questa è stata una buona fase, perché ho collaborato al successo di un’impresa (incremento costante degli addetti, bilanci in attivo, investimenti ecc.) e perché sono stato parte attiva di un impegno di contrattazione collettiva che ha assicurato ai lavoratori somministrati (i cosiddetti interinali) un sistema di flexsecurity (tutele, orientamento, formazione anche per chi vive la discontinuità lavorativa), di cui non ci son pari nei Paesi occidentali.
Il nostro pianeta sta attraversando un passaggio tra i più turbolenti mai vissuti (pandemia, guerre, carestie, migrazioni ecc.) e in ciascuno di noi vi è una forte paura del peggio. Avvertiamo lo sfilacciamento delle relazioni sociali, l’impoverimento culturale, la diffidenza, l’approfittamento ai danni delle risorse pubbliche e i tentativi di indebolire ulteriormente la nostra democrazia attraverso referendum che puntano a ridurre la rappresentanza.
Non è facile immaginare una rinascita, ma ho fiducia che la maggior parte dei nostri concittadini riscopra il gusto della riflessione e del confronto e sappia spezzare le trappole dell’assistenzialismo e del rancore, scommettendo sulla fiducia e la responsabilità. Gli strumenti per la svolta ci sono, come hanno dimostrato Renzo Piano, i suoi collaboratori, i tecnici e i 1500 operai che hanno ricostruito quel ponte Morandi distrutto dal cinismo e dall’incuria.
Personalità come Renzo Piano sono indispensabili (per me è il Brunelleschi del nostro tempo); l’Italia del XXI secolo è, però, ben diversa da quella del XV e ha necessità di scommettere, oltre che sui geni, sulla moltiplicazione di quei 1500 operai e tecnici, maschi e femmine, tutti ricchi di competenze e senso di responsabilità, che hanno saputo realizzare un progetto tanto ambizioso e meritano di divenire esempio e stimolo per milioni di connazionali.