Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ora davvero non ci sono più francobolli.

di Lorenzo Peluso.

Alla fine ho provato la sensazione di essere persino fortunato. Fino a qualche istante prima però, davvero sono stato assalito dallo sconcerto. Insomma, ho scoperto, per caso, che in giro non ci sono più francobolli. Non si vendono più i francobolli, è impossibile trovarne. Nel raggio di 40 chilometri, sono entrato in tutti i tabacchi che ho incrociato, la risposta sempre la stessa: “no, non vendiamo più francobolli, non si usano”. Ma come non si usano? Insomma, e le lettere? Ed ora che è Natale ed i bambini scrivono le loro letterine a Babbo Natale, come faranno? E’ l’amara costatazione. Nei tabacchi non vi sono più quei francobolli, belli, ornati, insomma un pezzo di storia della società. La spiegazione palese è stata che i valori bollati devono essere pre-pagati dai tabaccai,come qualsiasi oggetto di monopolio, sigarette e tabacchi compresi; considerando il piccolissimo margine per il tabaccaio sulla vendita, e soprattutto sul fatto che oramai nessuno ne compra più, allo non effettuano neanche la spesa per l’acquisto. Che tristezza. Il mondo cambia, caro mio, mi sono dovuto ripetere più e più volte. Non se ne scrivono più di lettere; ora ci sono i social. Che tristezza. Insomma le lettere, le cartoline non le spedisce più nessuno. Le mail hanno soppiantato le lettere, poi la rivoluzione digitale ha fatto il resto. Ci siamo persi anche la bellezza dei francobolli ed insieme con essi anche il valore e l’età del francobollo, la carta utilizzata, la presenza della filigrana o del rilievo, le immagini e i colori. Che bei tempi, ho pensato, quando si poteva ammirare quel francobollo unico e irripetibile che era valore aggiunto ad una lettera, a quella busta magari anche un pochino sporca per gli effetti del viaggio. Il viaggio, ecco, l’emozione della lettera che di suo, raccontava già il viaggio. Rimangono solo un oggetto per collezionisti, allora. Non scriviamo più lettere. Che tristezza. Eppure, la bellezza di ricevere una lettera, quella sensazione di sorpresa nell’aprirla. Poi l’inchiostro su quel foglio bianco, a righe sottili. La calligrafia, la punteggiatura. Quelle parole lette e rilette per esser certo di aver compreso. Le cartoline poi. La condivisione di un momento in un determinato luogo. Il viaggio poi, magari dall’altro capo del mondo; quante mani hanno sfiorato quella cartolina o quella lettera prima che giungesse a te. Alla fine mi sono sentito fortunato, per questa volta. Quando avevo già perso la speranza, mi ero rassegnato ad andare all’ufficio postale l’indomani, dove quindi avrei pagato per la spedizione e per l’apposizione di un freddo codice digitale che l’impiegata con indifferenza avrebbe steso sul bordo destro delle mie lettere, entrato in tabaccheria per le sigarette, chiedo: una curiosità, ma perché non si trovano in giro francobolli? Il tabaccaio, intento a fare altro, alza lo sguardo, mi fissa e dice: non se ne vendono, non ne acquistiamo più. Ma quanti te ne servono? Io, quasi stupito: beh, in verità me ne basterebbero tre. Aspetta, forse ne ho qualcuno, rimasto invenduto. Si prende cinque minuti. Io aspetto, quasi trepidante. Ecco, ne ho trovati cinque. Ho solo questi. Io, senza neppure pensarci: li prendo tutti e cinque. Li ho trovati, per caso. Li aveva riposti perché invenduti, con la certezza che li sarebbero rimasti, Vito. Li ho trovati in un bar tabacchi del mio paesino. Gli ultimi, ora davvero non ci sono più francobolli.