Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Nel mirino dei talebani, ancora gli studenti a Kabul.

di Lorenzo Peluso

Sono trascorsi già due giorni; eppure non fa notizia in Europa del devastante attentato che ha causato 18 morti e 57 feriti in un centro educativo a Kabul. A compiere in massacro un attentato suicida rivendicato dai terroristi dall’Isis. Le trattative di pace tra governo e talebani non fermano quindi l’ondata di violenza che sta attraversando l’Afghanistan. Dalle aree periferiche ora la violenza si è spostata nuovamente al centro della capitale Kabul. L’attentato è avvenuto infatti in un quartiere occidentale della capitale. Le fonti locali riferiscono che l’attentatore aveva cercato di entrare nell’edificio ma, identificato dalle guardie, si è fatto esplodere all’esterno. L’obiettivo chiaramente non è casuale. L’area occidentale di Kabul è abitata infatti dalla minoranza sciita degli Hazara ed è per questo spesso bersaglio degli estremisti sunniti. I talebani hanno negato ogni coinvolgimento. In realtà la conferma che l’atatcco al centro universitario, dunque ancora una volta agli studenti, è arrivata direttamente dal gruppo jihadista che da tempo ha nel mirino le minoranze sciite, sikh e indù. Lo scorso mese di agosto sempre a Kabul il gruppo jihadista aveva portato a termine un attacco simile causando la morte di 34 studenti. A settembre ancora un attacco ISIS con l’uccisione di 25 membri della comunità sikh colpendo un loro luogo di culto e sempre a Kabul. Sul fronte politico intanto dopo che gli Stati Uniti hanno firmato un primo accordo di pace con i talebani a febbraio scorso, si attende il ritiro completo delle truppe americane a vent’anni dall’inizio del conflitto. Ad oggi è chiaro che i colloqui di pace che si stanno tenendo nella capitale del Qatar, a Doha, rischiano di subire un forte rallentamento a causa della nuova ondata di violenza che si è riaccesa soprattutto nelle ultime settimane. Gli stessi americani negli ultimi tempi hanno intensificato gli attacchi aerei nel sud del Paese, nella provincia di Helmand dove i talebani hanno lanciato una dura offensiva contro le forze governative. Anche nelle province di Farah, Kandahar, Kunduz e Badakhshan si sono moltiplicate le azioni militari dei talebani. Emergency ha lanciato una richiesta d’aiuto internazionale dalla provincia dell’Helmand. Qui dal 2004 è presente un centro chirurgico per vittime di guerra. Il portavoce dell’ong ha riferito che dalla prima decade di ottobre hanno ricoverato e curato oltre cento pazienti, poi dal 19 dello stesso  mese c’è stata un’impennata di ricoveri di pazienti feriti negli scontri. Intanto domenica scorsa il vice capo di Al-Qaeda per il subcontinente indiano (AQIS) è rimasto ucciso in un’operazione condotta dalle forze di sicurezza. Le fonti locali riferiscono che Abu Mohsin Al-Misri, è stato ucciso nella provincia centrale di Ghazni, circa 150 km a sud della capitale Kabul. Al Masri, alias Husam Abd-al-Ra’uf, era sulla lista dei terroristi più ricercati dell’FBI “per aver commesso atti di terrorismo …”. Il presidente afghano Ashraf Ghani ha accusato i talebani di mantenere ancora stretti legami con al-Qaeda. “I talebani devono dimostrare al popolo afghano, al governo e alla comunità internazionale attraverso le azioni che recideranno i legami con tutte le reti e i gruppi terroristici, inclusa Al Qaeda, rinunciando alla guerra e alla violenza e accettando un cessate il fuoco permanente per garantire una dignitosa pace nel paese “, ha affermato Il presidente afghano Ashraf Ghani. Oggi intanto almeno quattro persone sono morte e 34 sono rimaste ferite nell’esplosione di una bomba in una madrasa a Peshawar, capitale provinciale nel nordovest del vicino Pakistan. L’esplosione è avvenuta durante l’insegnamento del Corano. Qualcuno ha portato una borsa esplosiva all’interno del seminario religioso. L’attentatore avrebbe lasciato l’aula prima dell’esplosione. Le vittime sarebbero tutti studenti, mentre tra i feriti ci sarebbero anche due insegnanti. Nessun gruppo ha rivendicato al momento la responsabilità dell’attacco.