Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Manca la visione. Il Sud è trascurato. La politica agisca ed in fretta. Il punto di vista del direttore De Luca.

di Lorenzo Peluso

Viviamo un tempo di grande incertezza. Uno stato d’animo che al Sud si amplifica nella consapevolezza che c’è una distanza da colmare con il resto del Paese. Un futuro in ombra che non deve però minare quel senso di sfida da vincere che chi vive al sud deve possedere. E’ assodato però che al Sud sono migliaia i posti di lavoro a rischio, uno scenario da incubo per un territorio già martoriato. Dunque quali prospettive nel medio e lungo periodo? Ne abbiamo parlato con il direttore genrale della BCC di Buonabitacolo, Angelo De Luca.

“La massima priorità per il Mezzogiorno è il rilancio degli investimenti da parte del Governo. Occorre una visione strategica per il Paese che metta al centro il Sud. Secondo l’ultimo rapporto dello Svimez, lo Stato ha investito in opere pubbliche al Sud: 102 euro pro capite rispetto ai 278 nel Centro-Nord. Basterebbe questo per comprendere la miopia di una classe dirigente che fatica a comprendere che il Paese senza un Sud competitivo non può vincere la sfida in Europa – afferma il direttore De Luca –  Il nostro Paese da un ventennio non è più un Paese industriale. Dunque è chiaro che con poche misure economiche è impossibile riconvertire il meridione e proiettarlo verso l’economia dei servizi. Lo dicono i numeri, sia chiaro, se è vero che solo il 24 % della ricchezza nazionale è prodotto dall’industria. Dunque dobbiamo puntare ad una economia del terziario, dei servizi. Per i nostri territori però è necessario soprattutto tornare a fare impresa di comunità. Insomma, ritengo che se non recuperiamo il nostro tipico artigiano, certamente rinnovato grazie alle teconologie, è impossibile affrontare i mercati, e non parlo di quelli internazionali, ma soprattutto quello di prossimità, interregionale anche. Il punto di forza rimane per noi la piccola impresa che guarda con attenzione alla cura e qualità del prodotto” aggiunge il direttore De Luca.

La crisi del meridione secondo i dati dell’ultimo rapporto Svimez certifica il divario storico tra Nord e Sud che certo ora più che mai amplifica la distanza tra Italia e il resto d’Europa. “Il nostro Paese è disorientato, fatica a trovare una strategia di rilancio economico perchè non esiste un vero piano di lungo periodo. Manca la visione. Il tasso di crescita decennale (2008-2018) certifica la perdita del 4,3% del PIL in termini reali, mentre l’Europa si attesta su un + 10,8%. La perdita per il Sud è stata chiaramente peggiore, arrivando a toccare i – 10,4 punti percentuali mentre il Nord ne ha persi 2,4. A questo aggiungiamo gli effetti devastanti dell’onda pandemica. In Europa, i processi di agglomerazione tendono a prevalere su quelli della diffusione delle opportunità di crescita economica e sviluppo sociale. Il progetto europeo non ha mantenuto le sue ambiziose promesse di uno sviluppo armonioso ed equilibrato, di elevati livelli di occupazione e protezione sociale, di un elevato grado di convergenza e di solidarietà tra gli Stati membri. Il processo europeo di integrazione si è alimentato nella convinzione che non fosse necessario prevedere diversi modelli di sviluppo tra le regioni più ricche e quelle più arretrate, e che non fosse necessario assegnare alla politica fiscale comune la funzione attiva di stabilizzazione nell’Unione. Per lungo tempo è parso sufficiente organizzare una buona politica di coesione per contenere le dinamiche della divergenza che, da sempre, interessano le aree più arretrate del vecchio Continente. Il Sud è stato in questo trascurato. È necessario un cambio di prospettiva nella lettura della stagnazione italiana e del ritardo del Mezzogiorno. La prima soluzione reale è metetre mano alle asimmetrie nei regimi fiscali, nel costo del lavoro, nei sistemi giuridici e in molti altri fattori che determinano importanti differenze regionali di competitività che pongono le regioni dell’area mediterranea, soprattutto il Sud-Italia, in una condizione di «svantaggio strutturale». Questa è la strada. Occorre che la politica agisca ed in fretta” ha concluso il direttore Angelo De Luca.