Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Mai nulla a caso, in Afghanistan. I talebani si riprendono il Paese.

di Lorenzo Peluso.

Mai nulla a caso, in Afghanistan. Chi conosce, anche poco, questo Paese, sa bene che qui non accade mai nulla se non deve accadere. Dunque è questo il momento propizio, per i talebani, per riprendersi, del tutto, l’Afghanistan. Lo fanno ora perché ora è ancora in corso la trattativa a Doha per negoziare un nuovo assetto per il Paese. Lo fanno ora, perché siamo alle porte dell’inverno che qui è rigido e praticamente blocca il paese. Una strategia precisa che vede l’avanzata da sud con ondate mirate di attacchi contro postazioni delle forze di sicurezza di Kabul a Helmand. Negli ultimi giorni tutti i check point dell’esercito afghano sono stati distrutti e saccheggiati. In moltissimi casi, riferiscono fonti interne di intelligence,  molti militari non hanno opposto neppure resistenza  addirittura unendosi alle forze talebane. L’offensive in corso sta interessando anche le provincie di Farah, Khost e Kunduz. E’ il momento buono per i talebani che vedono le forze americane sul campo distratte dagli eventi che accadono negli USA. La pandemia da Covid e poi le imminenti elezioni presidenziali con un futuro incerto sul prosieguo della missione militare visto che l’uscente Trump ha promesso che per Natale tutti i marnes in Afghanistan ritorneranno a casa. A tutto questo si aggiunge il generale inverno che in Afghanistan, tradizionalmente, ferma ogni combattimento, perché la neve blocca i passi ed il gelo impedisce ogni operazione militare. Dunque l’incognita americana mette in dubbio anche la presenza di tutti gli altri membri della missione NATO Resolute Support, Italia compresa. La strategia militare talebana è ben congeniata. Una stretta alleanza tra Isis e il Network Haqqani, che rischia di mettere in crisi la leadership talebana, è un pericolo che sul campo richiede la riaffermazione della presenza e della forza talebana che ora, approfittando dell’inverno potrà arginare l’azione degli jihadisti dell’Emirato Islamico, che hanno le loro basi sugli altopiani e sulle montagne. Infine, va ricordato che i talebani non temono le reazioni di Kabul. In realtà le trattative di Doha hanno dimostrato la debolezza del presidente Ashraf Ghani propenso a cedere quasi su tutto alle richieste talebane, pur di riportare la pace nel paese. Un elemento questo che è percepito come una debolezza. Nel mentre, proprio in queste ore, in una provincia strategica per l’Afghanistan, quella di Helmand, a sud, migliaia di famiglie sono state già sfollate a seguito degli scontri in corso tra talebani e forze governative. Il portavoce di Ghani, Seddiq Seddiqi, ha dichiarato: “Chiediamo ai talebani di smettere di attaccare e di continuare i negoziati a Doha, cercando una soluzione con la delegazione della Repubblica islamica dell’Afghanistan”. Insomma, una ulteriore richiesta di pace che mostra però una debolezza consolidata del governo di Kabul che con la partenza delle forze della coalizione vedrà ripiombare il Paese nel baratro di un tempo già vissuto.