Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’Italia non è un paese neutrale che può permettersi di essere fuori o contro l’Euro.

redazione

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni insieme al ministro della Difesa Roberta Pinotti ieri hanno aperto a Genova la quinta edizione del Festival di Limes inaugurando la mostra ‘Oltremare, mostra delle mappe di Limes’. “Guai se smettessimo di fare l’Italia: non possiamo permetterci né un Paese che ritenga esaurita la propria politica estera allineandosi alle politiche dell’alleanza atlantica o dell’Unione europea né di uscire da questi binari”. Così il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. “L’Italia non è un paese neutrale che può permettersi di essere fuori o contro l’Euro – continua il premier – e deve fare la sua politica dentro quel quadro di alleanze. Alla mia successora o al mio successore dirò che l’Italia deve fare l’Italia, difendendo i suoi interessi nazionali, ma non dimenticando dove siamo e qual è la nostra scelta di campo. Quello che direi e che dirò è che l’Italia, in una politica estera sempre più importante, deve fare l’Italia: trovare sempre una combinazione tra i nostri interessi nazionali e le nostre alleanze storiche” ha detto il premier.  Negli interessi diversi tra Francia e Germania sulle prospettive europee, c’è un enorme bisogno di Italia. Se Roma esiste, Parigi e Berlino hanno bisogno di noi. Possiamo essere un punto di interlocuzione fondamentale in un rapporto non semplicissimo perché Macron vuole rifondare l’Unione europea e la Germania vuole conservare lo status quo. Anzi, vorrebbe una riduzione del rischio finanziario” ha aggiunto  Gentiloni. “La visione del futuro dell’Europa ha bisogno del presidente Macron ma penso che lui avrebbe anche bisogno dell’Italia – prosegue il premier – la Francia di Macron è la Francia che ha ridato speranza all’Europa. La linea del presidente Macron è quella che oggi in modo più chiaro incarna una possibile prospettiva europea. È il Paese che più facilmente trova punti di convergenza con noi su quasi tutti i dossier di politica europea”. Per contro, conclude Gentiloni, “della Germania sottoscriviamo quasi tutti i dossier di politica internazionale e migratoria. “Sul piano geopolitico, uno dei successi della politica estera del nostro Paese degli ultimi anni è condensato nel modo in cui abbiamo ripreso la leadership sulla questione libica. Noi siamo leader di questa questione e ce lo riconosce tutto il mondo. L’interesse di alcuni Stati spoiler a sostenere una guerra civile in Libia si è molto ridotto e credo che sia ci sia una prospettiva di graduale stabilizzazione. In Europa si è preso atto che la scommessa italiana sulla super fragile autorità libica ha funzionato. Abbiamo ridotto l’arrivo del 91% di migranti grazie a un’operazione italiana, non della Nato o europea. L’Ue l’ha benedetta, con molta fatica ha messo a disposizione alcune centinaia di milioni, ma è un’operazione italiana”. Così ancora il presidente del Consiglio. “I migranti in Libia vivono in condizioni umane insopportabili, intollerabili per qualsiasi coscienza civile e democratica – prosegue il premier – è una realtà che si trascina da diversi anni ed è stata illuminata grazie alle operazioni della nostra intelligence”. “Noi abbiamo bisogno di migranti” “Per la demografia noi abbiamo bisogno di migranti nel nostro Paese, è inutile far finta che non sia così, ne abbiamo bisogno a condizione che sia fatto in modo sicuro, organizzato, che non susciti problemi in Italia e senza morti nel Mediterraneo”, ha inoltre detto il presidente del Consiglio. “Finalmente siamo diventati un Paese con una grande capacità di attrarre investimenti, nell’ultimo ranking più autorevole degli investimenti diretti esteri per la prima volta ci siamo piazzati nella top ten, nel 2014 eravamo ventiquattresimi. Negli ultimi anni siamo cresciuti per la prima volta, non solo siamo aperti agli investimenti, inclusi quelli cinesi, siamo apertissimi a tutti gli investimenti esteri”, continua. “Della nuova ‘Via della Seta’ ci interessa essere il terminale logistico dei flussi commerciali, sia nei porti dell’Adriatico che del Tirreno, il sindaco di Genova sa di cosa parlo, ma ci interessa anche tutto quello che succede nel percorso dalla Cina fino a qui”, aggiunge Gentiloni. Per quanto riguarda l’Europa, ha detto Gentiloni, “i paesi Ue del Mediterraneo dopo la Brexit rappresentano il 50% dell’economia europea, non sono quattro poveracci, ma un blocco molto rilevante e con interessi comuni”.