Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’Italia indegna. Cinque deputati hanno chiesto il bonus da 600 euro. Dimissioni subito.

redazione

E’ la fotografia impietosa della qualità della classe politica di questo strano Paese. Nonostante i 12.439 euro di stipendio netto e i benefit di cui godono tutti i parlamentari, cinque deputati hanno chiesto e ottenuto dall’Inps il bonus da 600 euro mensili (poi elevato a 1.000), per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva. Nulla di illegale, visto che a norma di legge tutti i possessori di partita Iva, liberi professionisti e co.co.co (oltre ad alcune categorie di autonomi), avevano diritto di accedere all’indennità. Ma, di certo, molto poco etico. Ad accorgersi dell’anomalia è stata la Direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps, una struttura creata ad hoc dal presidente Pasquale Tridico con l’obiettivo di individuare, e in prospettiva scoraggiare, le truffe. Per ottenere l’indennità era sufficiente inviare una domanda telematica: dimostrare cioè d’essere in possesso del numeretto da 11 cifre utile a identificare il contribuente, società o persona fisica che fosse, oppure la cessazione del rapporto di lavoro a una certa data. Un semplice automatismo: infatti, in virtù del lavoro dichiarato, a prescindere dall’incarico parlamentare, i cinque deputati avevano tutti i requisiti per richiedere il bonus. Di cui hanno approfittato. Anche se di aiuto, loro, non ne avevano affatto bisogno. Preda di una sorta di sdoppiamento della personalità, con una mano hanno votato alla Camera lo scostamento di bilancio necessario a finanziarie le misure di protezione, con l’altra ne hanno intascato quota parte i proventi. Di cui, a giudicare dal 730, potevano fare a meno.

Il presidente della Camera Roberto Fico è intervenuto immediatamente sulla vicenda: “E’ una vergogna che cinque parlamentari abbiano usufruito del bonus per le partite iva – ha sottolineato Fico -. Questi deputati chiedano scusa e restituiscano quanto percepito. È una questione di dignità e di opportunità. Perché in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di là di quelli giuridici. È necessario ricordarlo sempre”. “Se questa notizia fosse confermata, sarebbe molto grave – ha commentato la viceministra dell’Economia Laura Castelli -. Vorrebbe dire che a Montecitorio non c’è il senso della misura. Quando abbiamo pensato a questi provvedimenti, li abbiamo scritti per aiutare chi davvero stava soffrendo, chi si era ritrovato di colpo in difficoltà, chi ne aveva bisogno davvero. Col MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre combattuto gli sprechi e non credo appartenga ai principi ‘onorevoli’ quello di richiedere il bonus partita Iva per chi di sicuro non fa fatica ad arrivare a fine mese ma ha avuto la fortuna di ricevere il proprio stipendio regolarmente anche durante la pandemia. Un gesto davvero inopportuno. Mi auguro si intervenga presto per capire chi ne ha fatto richiesta”. “La richiesta del bonus di 600 euro, previsto per gli autonomi e le partite Iva, avanzata da cinque deputati è davvero inqualificabile. Spero che restituiscano subito i soldi o che il Presidente Roberto Fico trovi immediatamente la maniera per porre rimedio a questa ingiustizia, che è uno schiaffo enorme nei confronti di chi ha realmente bisogno, specie dopo l’emergenza sanitaria”, ha dichiarato il vice presidente del Gruppo Pd alla Camera Michele Bordo.

Non è questione di restituire quanto percepito; la questione è molto più complessa. Il primo atto da compiere da questi deputati, dei 5 Stelle, della Lega e di Italia Viva, è dimettersi. E’ necessario.