Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’inconsapevole vivere anarchico dell’io

di Lorenzo Peluso

E’ evidente che l’emergenza Coronavirus, ha già cambiato profondamente le nostre vite. Alla fine vien da chiedersi se almeno ci siamo posti nella condizione di aver appreso la lezione per il futuro. Forse si, forse no. Anche perché, cosa facciamo davvero per evitare questo isolamento e questa sorta di emarginazione nella quale ci siamo confinati? Insomma stiamo vivendo una crisi per molti aspetti nuova, spiazzante e anche imbarazzante, che per la prima volta ha investito ogni forma del nostro vivere. Sembra quasi che questo nostro mondo, ricco e sfavillante, ma anche povero e marcescente non sia il nostro. Insomma guardiamo quel che accade con distanza, come se stessimo al cinema, a vedere una pellicola nuova che ci racconta di un mondo frutto della fantasia sfrenata di uno sceneggiatore da Oscar. Eppure è il nostro mondo. E’ quel mondo dove qualche tempo fa, in altre aree del pianeta, altre persone combattevano e si misuravano con altri flagelli sanitari e sociali. L’epidemia di Ebola, ad esempio, che ha duramente colpito alcuni dei paesi più poveri dell’Africa Occidentale. Il dramma globale dell’AIDS. Anche questo ha cambiato radicalmente il nostro vivere. Nonostante tutto però non abbiamo davvero compreso quanto nessuno sia veramente al sicuro e la salute sia davvero il grande ‘bene pubblico globale’ da preservare. Quanto ci siamo disinteressati di tutta quella umanità disperata che attraversa il Mediterraneo nella sola speranza di un nuovo mondo? Quanto siamo distratti dalle ridicole sciocchezze del vivere inconsapevole senza considerare in alcun modo il dramma di una umanità trattata come carne da macello? L’inconsapevole vivere anarchico dell’io che non ci fa neppure accettare con intelligenza la limitazione del monito: “restiamo a casa”, anzi, reagiamo con l’arroganza della pretesa di una libertà violata. La lezione non l’abbiamo compresa, no. Disuguaglianze e diversità non sono un valore ma anzi sono percepite solo come pericoli e concessioni di uno spazio che riteniamo nostro, solo nostro. L’altro, di suo, è un pericolo per il nostro benessere. Dunque, quello che semplicemente manca al nostro vivere è solo quel poco di impegno a realizzare un percorso nuovo, verso una società più giusta. Lo dimostra la nostra vulnerabilità dal punto di vista sanitario che ora tutti speriamo di poter compensare con l’arrivo, presto, di un vaccino che sconfigga il Covid. Ma per tutti? Quando pensiamo al vaccino, davvero pensiamo che sarà necessario farlo arrivare anche nei villaggi sperduti del cuore dell’Africa? No, non è questo che pensiamo; perché alla fine il nostro micromondo circoscrive la visione solo a ciò che vediamo intorno a noi. A questo punto, cosa e chi prevarrà? Ora è il Covid, prima lo è stato l’Ebola, anzi in alcune aree del mondo lo è ancora. Eppure farmaci e terapie sono sempre e solo per quella parte di mondo dove il benessere è quello economico. La disomogeneità a livello globale espone quindi le persone alle ondate epidemiche, ma anche culturali e sociali, invisibili negli effetti nelle realtà povere del mondo, isteriche invece dove a rischio c’è soprattutto la condizione di benessere acquisita. Dunque, non impareremo la lezione, neppure questa volta. Peccato.