Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’Europa avvia infrazioni contro l’Italia su ambiente e inquinamento aria

redazione

La Commissione europea ha inviato all’Italia due lettere di messa in mora e un “parere motivato”, rispettivamente primo e secondo stadio della procedura comunitaria d’infrazione, per violazioni della legislazione ambientale dell’Unione. Le infrazioni riguardano rispettivamente la “direttiva Nec” del 2016 (Ue 2016/2284) sugli impegni nazionali di riduzione delle emissioni, relativa ai cinque maggiori inquinanti atmosferici, la direttiva del 2004 sulla responsabilità per danno ambientale (2004/35/Ce) e il regolamento del 2013 sul riciclaggio dei materiali ricavati dalla rottamazione delle navi (Ue 1257/2013). La direttiva Nec, in vigore dal 31 dicembre 2016, stabilisce che gli Stati assumano degli impegni nazionali di riduzione (rispetto al 2005, per il periodo 2020-29 e dal 2030 in poi) delle emissioni per i cinque più importanti inquinanti atmosferici: gli ossidi di azoto (Nox), i composti organici volatili non metanici (Covnm), il biossido di zolfo (So2), l’ammoniaca (Nh3) e il particolato fine (Pm2,5). La direttiva mira a ridurre di circa il 50% l’impatto negativo dell’inquinamento atmosferico sulla salute entro la fine del decennio, portando anche benefici significativi anche per il clima. La direttiva ha modificato e sostituito la normativa precedente del 2001 che prescriveva un tetto fisso massimo annuo nazionale espresso in chilogrammi per ogni inquinante atmosferico. Il vecchio sistema dei tetti fissi si applica ancor fino al 31 dicembre 2019; dal quest’anno si passa alle riduzioni progressive in percentuale rispetto al 2005. Gli Stati membri erano tenuti a sottoporre alla Commissione entro il primo aprile 2019 i loro primi “Programmi nazionali per il controllo dell’inquinamento atmosferico”, da aggiornare poi almeno ogni quattro anni, e a scadenza più breve se lo richiedono nuovi dati. L’Italia, insieme Lussemburgo, è uno dei paesi più in ritardo per la notifica a Bruxelles del proprio Piano nazionale: nonostante i ripetuti richiami della Commissione nel maggio scorso ne aveva presentato solo una bozza. Italia e Lussemburgo hanno ora tre mesi per mettersi in regola.