Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’albero dei mediocri e il venticello degli abili manipolatori.

di Lorenzo Peluso.

Un mio editoriale del 13 gennaio del 2012, titolava “L’albero dei mediocri”. Un articolo ispirato da una riflessione meditata in merito allo stato di degrado sociale e culturale nel quale è sprofondato questo nostro Paese, senza alcun principio ispiratore, se non quello della superficialità e dell’arrivismo. Ad oltre due anni da quel momento, mi ritrovo, ancora una volta, a riflettere sulla direzione e sul percorso che questa nostra società velocemente, macinando chilometri di ipocrisia al giorno, si trova a vivere. Un’analisi che per certi versi si è dimostrata essere facile profezia, quella del 2012.
In quel editoriale scrivevo: “Alberi che fanno ombra, certo, ai troppi mediocri che, inconsapevoli dell’esistenza di valori essenziali quali il rispetto per gli altri, per il lavoro altrui, per i sacrifici e l’abnegazione, si improvvisano a qualsivoglia mestiere. Mediocri che hanno convinzione di poter essere bravi politici; di poter essere bravi amministratori, bravi genitori, (…). Insomma mediocri che nell’esaltazione del proprio ego hanno smarrito la via della saggezza e della buona educazione. Mediocri all’ombra di alberi che, in una primavera troppo avara, vedrà cadere presto i fiori che non porteranno frutti. Mediocri che non conosceranno mai, loro malgrado, il sapore ed il profumo di quei frutti maturi che l’albero della saggezza e del rispetto regala a chi ha avuto la fortuna di passarci accanto”. Più rileggo questi versi, più mi convinco dell’amara costatazione. Il degrado della politica è sotto gli occhi di tutti. Non occorre neppure ricordare che, ad esempio, attualmente in Campania vi sono 53 consiglieri ed ex consiglieri regionali indagati per peculato ed il Presidente del Consiglio regionale è attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di tentata concussione. Eppure nessuno, ma davvero nessuno, ha ancora invocato lo scioglimento del Consiglio regionale. Il popolo, assuefatto al mal costume, neppure reagisce. In quel editoriale del gennaio 2012, mio malgrado, concludevo che “Ecco perché oggi manca la speranza. Ecco perché occorre ravvedersi prima che sia davvero troppo tardi. Ecco perché occorre reagire e trovare la forza per abbattere i troppi alberi della mediocrità per togliere l’ombra del pressapochismo che sta invadendo le nostre vite. Un compito importante affidato a chi ha voglia di riscoprire la grandezza degli esempi lasciati da grandi uomini e che la polvere dell’oblio nasconde agli occhi dei mediocri di oggi. Un compito che occorre affidare a noi stessi, o a tutti coloro che credono di poter cambiare le cose, per ridare speranza ai figli che verranno. Un compito arduo che però non può essere rimandato perché il seme degli alberi dei mediocri si espande troppo velocemente”. Anche in questo caso, mi duole dirlo, una riflessione oggettiva dello status quo. L’albero dei mediocri infatti, espande velocemente le sue filiformi radici in profondità e contestualmente si estende, contaminando tutto ciò che sfiora. I suoi semi si espandono, sfruttando il flebile ma incisivo venticello soffiato da abili manipolatori che necessitano di un popolo mediocre per poter continuare ad esaltare il proprio smisurato ego. Si adorano, magnificano la loro stessa persona, nel tentativo di riaffermare la loro insostituibile onnipresenza. E’ solo così che possono coltivare il sogno di un’immortalità, nello sterminato campo di desolazione che hanno saputo concretizzare. L’albero dei mediocri cresce e si moltiplica. I mediocri non reagiscono; non osano. Quello lo devono fare gli impavidi. Mentre nei mediocri, risiede il peggior frutto del conservatorista. Egli infatti è spaventato da qualsivoglia novità; deve infatti mantenere ad ogni costo le rendite di posizione acquisite. Ma il danno peggiore, il mediocre, lo arreca alla sua stessa persona, alla quale mente spudoratamente. Infatti, il peggior limite del mediocre è quello di non voler ammettere che il suo tempo è ormai passato. Ed ora, ognuno, interpreti come meglio crede, questa mia riflessione.