Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La svolta della Befana e quelli del 3%

di Lorenzo Peluso.

Sono quelli del 3 virgola, insomma più o meno il 3% Esistono e nel nostro Paese sono da sempre un problema. Sono quelli che meglio degli altri conoscono ed applicano il manuale Cencelli, provengono dall’ottima scuola democristiana che gli ha insegnato che in Italia con il 3% puoi fare la differenza sul far resistere e sopravvivere, oppure far cadere e morire un Governo. In verità non lo hanno fatto solo gli adepti della vecchia scuola democristiana, probabilmente è l’insegnamento lasciato dai dinosauri della “prima repubblica”. Lo fece Fausto Bertinotti con Prodi, lo hanno fatto prime per molto tempo i Repubblicani; lo ha fatto per diverso tempo il PSI craxiano. Ora tocca ad degno erede di quel periodo politico, o meglio di quel modo di fare politica. Tocca ai renziani. Qualche tempo fa, incontrando uno dei protagonisti assoluti della storia d’Italia nel dopoguerra, Ciriaco De Mita, alla domanda cosa pensasse di Matteo Renzi, non esitò a dire: “è un venditore di tappeti”. Così lo definì De Mita, senza alcun timore reverenziale nonostante in quel momento fosse Presidente del consiglio. Insomma, la grande esperienza politica di De Mita gli consentiva di avere le idee chiare sull’agire del cosiddetto “rottamatore”. Siamo forse ora alla resa dei conti. Dopo due anni circa di tentativi, manovre, stratagemmi, questa volta Renzi sembra fare sul serio. Nel mirino c’è Giuseppe  Conte ed il contendere sono le regole sul Recovery Fund. Voci di palazzo indicano già la data della crisi, il giorno della befana. Renzi ritirerebbe i suoi due ministri ed attenderebbe al varco, in Parlamento, Conte per la conta dei numeri. L’obiettivo è chiaro a tutti: la spartizione dei 209 miliardi del Recovery Fund. E’ un ricatto politico bello e buono. Renzi, indossate le vesti del nuovo Ghino di Tacco della politica italiana continua a tessere la trama del futuro politico del Paese consapevole della mediocrità della classe politica che siede in Parlamento. Con Berlusconi oramai esausto, dall’età che lo rende oramai innocuo, con un PD ancora alla ricerca di un’autorevolezza che non si trova; conscio dell’insufficienza salviniana e dall’irrisorio peso della Meloni, ha coscienza dell’apprezzamento degli italiani nella figura di Conte, ma non dei pentastellati. Dunque è chiaro che togliere di mezzo Conte potrà significare innescare quella implosione politica delle attuali forze di maggioranza con la creazione del caos. Nel disordine politico quindi, una nuova opportunità per lui di tracciare un disegno diverso, ma con gli stessi attori, Conte escluso. L’obiettivo è continuare ad esserci. Assodato che il Paese non può permettersi, in questo momento di grande emergenza, una campagna elettorale ed elezioni, Mattarella non potrebbe mai acconsentire a questo, allora si aprono le porte per una nuova legislatura di transizione con la possibilità di contare di più, avere maggiore visibilità e quindi racimolare almeno altri tre punti percentuale prima delle elezioni. Semplice e matematico calcolo elettorale. Tutto già visto, è la storia di quelli del 3% che si ripete. La svolta della Befana, così la possiamo definire. Il 7 gennaio prossimo Renzi annuncerà l’addio della delegazione Iv nel governo. I ministri Teresa Bellanova (Agricoltura) e Elena Bonetti (Famiglia), abbandoneranno l’esecutivo Conte che tuttavia aveva lanciato il guanto di sfida «Se è crisi, vado in Parlamento».