Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La stabilizzazione della Libia passa da Persano. Ed ora l’Esercito libico parla italiano.

di Lorenzo Peluso. foto con diritto di copyright.

la Libia, sull’altra sponda del Mediterraneo, rimane un Paese in cerca di stabilità, dopo l’ingloriosa fine del dittatore Gheddafi. Un Paese da ricostruire nelle sue istituzioni partendo dalle forze armate che potranno garantire un punto fermo della stabilizzazione militare. In tale contesto assume una valenza strategica l’addestramento operato dall’Esercito Italiano a 300 militari libici presso Persano, nel salernitano.

Il dopo Gheddafi in realtà è ancora in fase di transizione dove si incontrano e scontrano, perennemente, logiche tribali ma anche e soprattutto assestamenti di potere economico. Secondo alcuni osservatori internazionali uno dei punti caldi che terrà ancora per diverso tempo il Paese in tensione è la lotta all’integralismo islamico che a Bengasi ha la sua punta di diamante nell’organizzazione jihadista Ansar al-Sharia, inserita dagli Usa nella lista delle organizzazioni terroristiche con più che probabili collegamenti con la rete di al Qaida. Intanto la Libia è un paese dove la popolazione è stremata da più di tre anni di guerra. Un Paese a pezzi anche economicamente, visto il blocco dei terminal petroliferi e delle esportazioni di quella che era la maggiore ricchezza del Paese. In questo contesto l’azione dell’Unione Europea e dell’Onu è finalizzata a mobilitare tutti gli strumenti della diplomazia affinché la transizione verso la democrazia si compia con successo, con il coinvolgimento di tutte le parti. Un Paese dunque che deve ripartire dalle fondamenta dove l’uso della forza e l’utilizzo delle armi è assolutamente somatizzato nella popolazione locale. In tale contesto occorre rilevare che le forze armate libiche, fondate nel 1951, constano attualmente di un personale attivo di circa 100.000 unità e di unità di riserva e di circa 200 uomini impiegati all’estero. Il quartier generale dell’esercito libico è a Tripoli. Ma l’esercito libico merita certo di un riammodernamento; poiché Gheddafi, per 42 anni, non ne ha migliorato ne le condizioni ne la preparazione. Ecco dunque che assume una rilevanza assolutamente strategica la presenza di 300 soldati libici nel nostro Paese dove per ben 24 settimane sono stati impegnati in attività di addestramento e preparazione militare a cura dell’Esercito Italiano. 14 settimane svolte presso l’80° Reggimento Addestramento Volontari di Cassino, dove i militari hanno ricevuto l’addestramento di base. Le successive 10 settimane il personale libico ha acquisito le competenze specifiche per operare a livello compagnia di fanteria leggera con capacità di controllo e sicurezza del territorio nazionale operando presso l’area addestrativa di Persano, nel salernitano, sotto la direzione del personale dell’ 8° Reggimento Bersaglieri della Brigata Garibaldi. L’addestramento delle forze libiche nasce da una specifica richiesta del governo di Tripoli, avanzata nell’ambito dell’iniziativa del “G8 Compact ” nel giugno 2013, ed è volta a favorire il processo di stabilizzazione del paese nordafricano. A condurre le operazioni di addestramento sul campo di Persano  il Colonnello Domenico Ciotti, comandante dell’ 8° Reggimento Bersaglieri della Brigata Garibaldi. Al suo fianco, comandante dei militari libici in questo percorso anche il Colonnello Fathi Mustafa Awad al Fitouri. Un’operazione internazionale che vede impegnato oltre il nostro Paese anche gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Turchia. L’impegno assunto è quello di addestrare circa 15.000 libici che andranno a formare il nuovo esercito del Paese che si affaccia sul mediterraneo. L’impegno dell’Italia è di addestrare 2.000 unità, 2.000 unità saranno addestrate in Gran Bretagna, mentre 3.000 saranno affidate alla Turchia. Ben 8.000 invece saranno formati dai marines degli Stati Uniti. L’Italia intanto è il primo Paese ad aver avviato e portato a termine il primo ciclo addestrativo a favore delle Forze di sicurezza libiche con un primo contingente di circa 300 uomini. La particolarità di questo tipo di addestramento, denominato Security Force Assistance (SAF), è volto a supportare i legittimi Governi nella formazione e nell’addestramento delle Forze di Sicurezza locali allo scopo di garantire una gestione autonoma della sicurezza e creare le condizioni per una stabilità duratura nel tempo. Un grande riconoscimento per L’Esercito Italiano, per la sua elevata professionalità acquisita e sviluppata negli ultimi anni in teatri internazionali. Le Forze Armate italiane infatti da tempo sono impegnate nell’addestramento delle forze di sicurezza locali in alcuni Teatri Operativi di primaria importanza quali la Somalia, il Mali, l’Afghanistan ed in Iraq dal 2004 al 2011. Lo scopo è dunque creare condizioni di sicurezza in Paesi decisamente instabili. Un approccio nuovo che nel tempo crea anche una condizione di conoscenza degli operatori militari sul campo a tutto vantaggio di relazioni internazionali che potranno essere ulteriormente migliorate grazie al clima di fiducia e di conoscenza che man mano si instaura. Infine anche una sostanziosa iniezione economica per la nostra Difesa se si considera che, nel caso della Libia, ad esempio, l’attività di addestramento è completamente a carico del governo di tripoli che complessivamente, ha previsto ed impegnato quale onere finanziario dell’addestramento circa 50 milioni di euro per una durata di 18 mesi. Nei giorni scorsi a Persano si è conclusa dunque la prima fase addestrativa dell’8° battaglione dell’esercito libico tornato in patria e pronto ad operare sul campo.