Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La "scatola di cioccolatini" di Craxi e Quaranta e le mura della Certosa.

di Lorenzo Peluso

Padula – Trentadue anni e tre mesi. Quanto tempo è trascorso da quando la grande politica entrava di forza nella Certosa di San Lorenzo a Padula. Due giorni impressi nella memoria delle migliaia di attivisti politici di quel Partito Socialista che scelse proprio la Certosa per confrontarsi sul futuro del Partito che di li a breve, meno di due anni, avrebbe portato il proprio leader, Bettino Craxi, a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, il primo Socialista, il 4 agosto 1983.
Quanto tempo dunque. Ora però, a guardare quelle stesse mura, non è difficile percepire l’essenza della decadenza, non tanto dello splendido monumento, che pur tale rimane, ma delle idee e delle visioni che oggi la politica politicante, della classe dirigente rampante all’indomani della fine della “prima repubblica”, non ha e forse non ha mai avuto. Quei due giorni di oltre trent’anni fa si discusse e si decise la strategia che avrebbe consentito il Partito di fare quel salto di qualità e diventare, finalmente, un Partito di Governo. Una lunga gavetta quella di Craxi. A soli 19 anni entrò nella federazione del Partito; nel 1960 Consigliere comunale e poi assessore nel Comune di Sant’Angelo Lodigiano. Il 5 giugno 1968 entrò la prima volta in Parlamento. Nel 1970 diventò vicesegretario nazionale del Partito. Fino a quel il 16 luglio del 1978 quando il comitato centrale lo elesse segretario. Aveva 44anni; oltre 20 di politica attiva ed esperienza amministrativa. Poi, il 4 agosto 1983, a 49 anni, il primo socialista che ci riesce, diventa Presidente del Consiglio. Quanto abbia contato nel futuro di Craxi quella direzione nazionale del PSI a Padula, in quel dicembre del 1981, è facilmente intuibile. Quanto abbia contato per il Vallo di Diano è altrettanto facilmente costatabile. Era il tempo degli architetti Siola e Portoghesi. Era il tempo del sempre amato Senatore Enrico Quaranta. Era il tempo del sogno “città Vallo”. Un sogno che si stava finanche materializzando. Ma la vita, si sa, “è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai quello che ti capita”. Nel meglio di quel sogno, il 16 marzo 1984, Quaranta fu strappato alla vita. Con lui morì anche la concreta possibilità che lo stesso sogno, quella visione lungimirante e straordinaria, si potesse concretamente realizzare. Uno strano destino per Quaranta; uno strano destino anche per Bettino e per quel Partito Socialista che il 17 febbraio 1992, con l’arresto di Mario Chiesa, esponente del PSI, già assessore del comune di Milano, precipitò nel precipizio della fine ingloriosa. E’ il tempo di Mani Pulite. E’ il tempo del pool della Procura della Repubblica di Milano guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D’Ambrosio, passato a miglior vita due giorni or sono. Una storia di uomini e di idee; di sogni e di visioni. Di errori e di coraggio. Una storia dal sapore amaro. Una storia che attraversò anche le fredde celle della Certosa di San Lorenzo a Padula, ma ora, nessuno lo ricorda più.