Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La responsabilità del noi e l’egoismo dell’io.

di Lorenzo Peluso.

E’ solo questione di responsabilità; così almeno dovrebbe essere. Responsabilità che è pari alla consapevolezza. Quando però facciamo prevalere l’interesse, economico, allora tutto assume una prospettiva diversa. Ebbene si, perché poi alla fine tutto è interesse; insomma le regole del vivere sono null’altro che l’equilibrio stabilito da chi ha più forza contrattuale a discapito di chi non può fare altro che adeguarsi. Lo fanno i Paesi, quelli che hanno elargito prestiti miliardari, che nessuno sarà mai in grado di restituire, a Paesi poco organizzati nei sistemi di governo, ma paradossalmente ricchissimi di risorse naturali ed energetiche, sfruttate naturalmente, da quegli stessi Paesi creditori. Lo fanno gli uomini, ogni giorno; basti pensare a quei ceti sociali che per loro natura devono alimentare una sorta di classismo che garantisca quella differenza di status che non farà mai concretizzare il cosiddetto “ascensore sociale” . Insomma, improbabile che il figlio di un contadino divenga notaio a scapito di un figlio di notaio. Funziona così. Quindi dov’è la responsabilità dell’agire per il bene comune, e cos’è davvero il bene comune, se non il bene del singolo che ha più forza per determinare la regola? Dunque ecco la necessità della consapevolezza. Se vi è consapevolezza che l’insoddisfazione di molti sarà anche causa di destabilizzazione dei pochi, allora forse è ipotizzabile che i pochi potranno, con responsabilità, agire anche per il bene dei molti. E’ questa forse la lezione impartita ai governanti del mondo da Francesco, con la sua enciclica firmata ad Assisi, ieri. Una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. “Certe parti dell’umanità sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti. (…) Ci sono regole economiche che sono risultate efficaci per la crescita, ma non altrettanto per lo sviluppo umano integrale” scrive Francesco in Fratelli tutti. «I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni», perché “la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli”». Ecco cosa siamo diventati, uomini sempre più soli in un mondo massificato che “privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza” aggiunge Francesco. Possiamo invertire la rotta? Certo, si possiamo. Occorre partire dalla rinuncia. Rinunciare ad un pezzo dell’io per ritrovare uno spazio enorme nel noi.  «Se non riusciamo a recuperare la passione condivisa per una comunità di appartenenza e di solidarietà, alla quale destinare tempo, impegno e beni, l’illusione globale che ci inganna crollerà rovinosamente e lascerà molti in preda alla nausea e al vuoto. Inoltre, non si dovrebbe ingenuamente ignorare che «l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca». Il “si salvi chi può” si tradurrà rapidamente nel “tutti contro tutti” scrive ancora Papa Francesco, in Fratelli tutti. Un messaggio chiaro, che non nasconde nulla ma che anzi ammonisce  alla  responsabilità che nel noi diviene consapevolezza condivisa.