Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La realtà che viviamo ogni giorno, ma che vogliamo non vedere

di Lorenzo Peluso

E’ una realtà che viviamo ogni giorno, ma che vogliamo non vedere. Violenza, prepotenza. Razzismo strisciante, nel nostro agire, pensare e fare, di ogni giorno. Il problema siamo noi, la nostra cultura.Poi poco contano le fiaccolate, le lacrime, quando l’ennessima tragedia si è consumata. E’ accaduto in una piccola realtà del Lazio, a Colleferro. Poteva accadere in ogni altro angolo della nostra penisola. Quel che uccide è l’indifferenza che mostriamo per quei comportamenti che vediamo ed ignoriamo. Willy è morto, comunque. Sono raccapriccianti le testimonianze rese dai presenti al pestaggio che lo strappato alla vita. “Willy era steso a terra, in 4 o 5 lo colpivano a calci e pugni”. ha riferito  un amico di Willy Monteiro. Testimonianza contenuta nell’ordinanza relativa all’omicidio del giovane, ucciso a Colleferro nella notte tra sabato e domenica. L’ordinanza del gip di Velletri che ha disposto l’arresto in carcere per Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli e i domiciliari per Francesco Belleggia. “Visto quanto fosse acceso il diverbio e l’inizio di qualche spinone tra Federico e i due ragazzi mi avvicinavo a loro e precisamente cercavo di dissuadere Willy dall’interessarsi alla vicenda, aggiungendo che ritenevo opportuno andarcene a casa. Willy mi assecondava e ci in camminavano verso la sua auto, una Fiat Punto di colore grigio parcheggiata a pochi metri da dove ci trovavamo”, è il racconto di un testimone presente al momento dell’aggressione costata la vita al 21enne. “Senza che io e Willy potessimo accorgerci di ciò che stava accadendo venivamo aggrediti da alcuni ragazzi, tra i quali riconoscevo subito i due che stavano poco prima discutendo con il Federico amico di Willy. Ricordo l’immagine di Willy steso per terra e – prosegue il testimone – i ragazzi che lo colpivano violentemente con calci e pugni. Il mio istinto di protezione mi spingeva a gettarmi addosso a Willy per cercare di proteggerlo dai colpi che stava ricevendo urlando agli aggressori che io e Willy non c’entravamo niente con quanto eventualmente era accaduto prima”. “Tutte le mie richieste finivano nel vuoto tanto che io stesso venivo colpito da calci e pugni sempre dagli stessi ragazzi che avevano aggredito Willy. Non riesco a quantificare il tempo dell’aggressione, ma posso dire che la violenza dei colpi” subiti “da me e Willy era di violenza inaudita”. “Prima che mi venisse sferrato il pugno posso dire che tutte e quattro le persone da me descritte hanno partecipato all’aggressione attivamente ai danni del mio amico Willy sferrando calci pugni addirittura ricordo che mentre il mio amico Willy giaceva in terra gli aggressori proseguivano passandogli con i piedi sopra” si legge nell’ordinanza, dove viene riportato il racconto di un testimone. “Qualcuno mi urlava che il mio amico Willy, coinvolto nel parapiglia, si trovava steso a terra ed io, facendomi spazio tra la gente, in effetti notavo Willy a terra sul marciapiede preso da spasmi tipo delle convulsioni. Attorno a lui c’era una moltitudine di persone e ricordo che qualcuno ha provato a soccorrerlo e rianimarlo”, è la testimonianza di Federico, l’amico di Willy Monteiro Duarte. E’ testimonianza processuale, ma anche il resoconto di una sera di ordinaria follia dove quattro giovani italiani si sono trasformati in assassini.