Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La lezione di vita, il testamento spirituale di Liliana Segre

redazione

“Ho scelto la vita e sono diventata libera”: una scritta incisa a terra, parole che rimarranno per sempre impresse a Rondine, la Cittadella della Pace, borgo a una decina di chilometri da Arezzo. Accanto, l’ombra di un cancello che ricorda quello di Auschwitz. È questo il varco che conduce all’Arena di Janine, il luogo dedicato alla sua memoria e a quella dell’amica che non salutò prima che fosse mandata alla camera a gas, un monito conto l’indifferenza che da Rondine continuerà a vivere nel futuro. È da qui che parte il messaggio di Liliana Segre, nell’ultima testimonianza pubblica che la senatrice a vita, sopravvissuta alla Shoah, ha deciso di raccontare a Rondine. Un luogo dove si fa esperienza di convivenza fra giovani provenienti da paesi in guerra: israeliani e palestinesi, ceceni e russi, armeni e azeri, insieme per superare i muri dell’indifferenza e dell’odio. Una lezione di vita, quasi una sorta di testamento spirituale che la Segre ha voluto lasciare ai giovani di tutta Italia, connessi in streaming grazie a un accordo con il ministero dell’Istruzione. Racconta della Shoah, della furia nazista, delle sue compagne finite alla camera a gas, delle sofferenze vissute, di essere stata solamente un numero, il 75190. Con tutta la sensibilità e la fragilità di chi ha vissuto il buio di Auschwitz. “Ho pensato tanto a come concludere questa trentennale stagione di testimonianza, per poi dire: ‘Ora mi riposo, non voglio più ricordare, non voglio più soffrire, non voglio più…’. E ho scelto Rondine, un modello che ho sempre sognato nella mia vita”, esordisce Segre in un discorso molto commovente. “Le mie amiche, quando parlano di me, dicono sempre ‘la mia amica ebrea’. Io sono diventata l’altra. È stata la mia piccola vita, interrotta, quella che un giorno di settembre del 1938 mi ha fatto diventare l”altra’. E lo diventi per sempre. Una delle cose più crudeli delle leggi razziali fasciste fu quella di far sentire i bambini invisibili”. Segre confida di non avere mai avuto la forza di perdonare. “Non ho mai perdonato – confessa – non ho mai avuto la forza, e non ho mai dimenticato”. Poi, la scelta di non vendicarsi. “Pensai, adesso raccolgo quella pistola che avevo tanto visto usare e gli sparo. Mi sembrava un giusto finale di quel periodo incredibile. In un attimo decisivo nella mia vita capii che mai, per nessun motivo al mondo, avrei potuto uccidere qualcuno. Io non ero come il mio assassino. Non ho raccolto quella pistola, e da quel momento sono diventata quella donna libera e di pace con cui ho convissuto fino ad adesso”. “Grazie Liliana. La tua vita testimonia che i cancelli ci sono stati e ci sono – ha sottolineato il presidente e fondatore di Rondine, Franco Vaccari – ma possono diventare un”ombra e che una persona può trasformarli in un’apertura di vita”. Alla storica cerimonia erano presenti le massime autorità. “Sono venuto qui per ascoltare l’ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre. Una testimonianza – ha detto il premier Conte – di eventi così tragici ha la funzione di interrogare le nostre coscienze, di sollecitarci a scacciare via l’indifferenza e anche le ambiguità, di sollecitarci ad assumere posizioni chiare e scelte nette. Io offro la garanzia mia personale e dell’intero governo che questa testimonianza non finirà oggi ma si manterrà viva e si rinnoverà in futuro, costantemente”. “La responsabilità della memoria è il compito che ci affidi – ha detto la presidente del Senato, Elisabetta Casellati -. Ed è un compito che spetta a ciascuno di voi giovani che oggi avete il privilegio di ascoltarla. Dalle ceneri della Shoah e della seconda guerra mondiale sono nate le premesse per un lungo periodo di pace, di benessere costruito sul rispetto dei valori democratici e sulla tutela del nostro bene più prezioso: la libertà. Ma essere vigili significa sapere cogliere criticamente i nemici dell’oggi, anche quelli invisibili. “L’Italia è veramente grata a Liliana Segre – ha detto da parte sua il presidente della Camera, Roberto Fico -. Il suo messaggio è racchiuso nella nostra Costituzione. Giurando su quei principi giuriamo di portare avanti la testimonianza di Liliana Segre”. A conclusione della cerimonia, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha consegnato a Segre il dono da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: la Costituzione italiana, nella sua versione originale, accompagnata da un messaggio, che suona più come un monito: “Mai più privazione della libertà, mai più guerre di aggressione, mai più negazione dei diritti umani, mai più razzismo, odio e intolleranza. Questa era la comune volontà dei padri Costituenti”.