Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La guerra silenziosa tra Azerbaijan e Armenia

di Lorenzo Peluso

Un conflitto scoppiato nel silenzio del mondo occidentale. Altra linea di confine contesa ad est. Almeno 11 i morti tra le fila dell’esercito azero negli ultimi giorni dopo la ripresa di un conflitto trentennale tra Azerbaijan e Armenia. Da domenica scorsa sono in corso nuovi scontri lungo il confine tra le due ex Repubbliche sovietiche, nella regione del Tavush, ricca di risorse energetiche. Uno scontro violento ed ora entrambi i Paesi si incolpano a vicenda per lo scoppio delle nuove ostilità. Il Ministero della Difesa armeno ha riferito che la parte azera ha ripreso i bombardamenti sulle posizioni armene lunedì mattina, dopo gli scontri iniziali durante il giorno e la notte precedente. Non ha denunciato alcuna vittima dalla sua parte. Contemporaneamente il ministro della Difesa dell’Azerbaijan parla di una risposta al fuoco armeno. E rivendica di aver distrutto un avamposto militare armeno durante l’operazione di rappresaglia. Il conflitto fa temere un’escalation che potrebbe chiamare in causa le rispettive potenze alleate. La Russia, radizionale sostenitrice dell’Armenia a cui assicura il supporto militare. I russi hanno anche una grande base militare a Gyumri (Armenia nord-occidentale). Entrambi i Paesi sono membri dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’organizzazione politico-militare che riunisce diversi Paesi del Caucaso. L’Azerbaigian non vi partecipa. C’è anche la vicinanza religiosa tra l’ortodossia russa e quella armena. Sull’altro fronte poi la Turchia, alleata dell’Azerbaijan. Un legame storico tra i due Paesi che condividono lingue e culture simili. Poi la Turchia ha enormi interessi politici e commerciali oltre che militari.  Il legame di Ankara con Baku deriva anche dall’ostilità del regime turco nei confronti dell’Armenia: Ankara non ha mai riconosciuto il genocidio armeno. Un nuovo focolaio per l’area caucasica. Le tensioni tra i due Paesi hanno radici profonde e non sono certo scemate con la caduta dell’URSS all’inizio degli anni ’90 e la conseguente indipendenza delle repubbliche sovietiche. Le frizioni, precedentemente contenute nel quadro di una “pax sovietica”, stanno riemergendo, a volte violentemente. E la frammentazione della regione apre la strada alle lotte per l’influenza dei poteri regionali. Questa è la situazione ad oggi, così come 30 anni fa, con l’aggravante che due Paesi, Russia e Turchia, oggi nutrono nuovi interessi geo-strategici ad Est.