Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La democrazia quando costa troppo, allora diviene affare.

di Lorenzo Peluso

Non mi piace, non mi appartiene, non lo concepisco. Il populismo. Eppure però, ci sono argomenti che vengono annoverati nella schiera dei discorsi populistici, nonostante abbiano un riscontro concreto con la normalità dei quesiti che un cittadino deve porsi. Di cosa parliamo? Parliamo dei costi della politica, si badi bene non quelli che gravano sulle tasche dei cittadini e riferiti alla giusta rappresentanza democratica di un Paese, sindaci, consiglieri comunali, assessori; ma di quelli dei palazzi romani. Sia chiaro, è giusto e necessario che chi impiga il suo tempo e le proprie capacità professionali ed umane per svolgere compiti istituzionali, percepisca un giusto e doveroso compenso. Detto questo, però, è necessario fare delle distinzioni. Un sindaco, un consigliere comunale, in un piccolo Comune, di una città, svolge un ruolo importantissimo e soprattutto costante, ogni giorno, con impegno e responsabilità smisurate. Per fare questo, spesso, deve per forza di cose trascurare la propria professione, il lavoro, oltre che la famiglia ed i propri interessi. Tuttavia, gli emolumenti destinati a questi amministratori, tranne che per le grandi città, sono davvero irrisori, se paragonati a quel che percepiscono senatori e deputati in Parlamento. Per essere precisi, ad oggi, i deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro. Al netto sono 5.346,54 euro mensili più una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. Ad essi si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti. I senatori invece ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto la cifra è di 5.304,89 euro, più una diaria di 3.500 euro cui si aggiungono un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari tra telefoni e trasporti. Facendo un rapido calcolo e senza considerare le eventuali indennità di funzione i componenti del Senato guadagnano ogni mese 14.634,89 euro contro i 13.971,35 euro percepiti dai deputati. Neppure stiamo qui ad indicare lo stipendio medio di un impiegato, un operaio, un medico o un infermiere. Si sappia però, che se la politica e la democrazia ha un costo, ed è giusto che lo abbia, quello della politica italiana non ha paragoni in Europa. Un’indagine recente sugli stipendi dei parlamentari nei diversi Paesi europei, ha calcolato che il costo di un parlamentare italiano è di circa 120.500 sterline all’anno. Praticamente il doppio dei colleghi inglesi che percepiscono 66.000 sterline, molto di più di quelli dei politici tedeschi e francesi e addirittura sei volte tanto di quelli spagnoli. Se poi parliamo dei sindaci, allora, è necessario sapere che il sindaco guadagna mensilmente un’indennità lorda pari a circa: 1.290 euro, per comuni fino a 1000 abitanti; 1.450 euro, per comuni da 1.001 a 3.000 abitanti; 2.170 euro, per comuni con popolazione compresa tra i 3.001 ai 5.000 abitanti. Si continua così fino ad arrivare ai 7.800 euro per comuni di oltre 500.000 abitanti. Parliamo di indennità lorda; quella netta ovviamente è più bassa, considerando che bisogna tenere conto delle tasse da pagare e della riduzione del 10% prevista dalla legge. La legge di bilancio per il 2020 ha previsto un aumento dell’indennità mensile lorda per i sindaci dei piccoli Comuni fino a cinquemila abitanti. Per la precisione, è stato previsto un aumento fino a 1.400 euro netti al mese. E’ necessario mettere in relazione i costi dei singoli parlamentari con quelli di un sindaco. Lo è per il ruolo, per le responsabilità, per l’impegno. Lo è soprattutto perchè, mai come adesso, la democrazia quando costa troppo, allora diviene affare. Dunque non populismo, neppure miopia sociale, semplicemente necessità di mettere in equilibrio il sistema Paese dove la responsabilità e la produttività, meriterebbero di essere ricompensate per il giusto apporto al sistema democratico. Basti pensare ad alcuni deputati e senatori, senza citarli, alla loro assoluta e manifesta incompetenza, per comprendere come non è accettabile pagare quel che gli paghiamo.