Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La bellezza della famiglia ritrovata. La storia dei Confuorto.

di Lorenzo Peluso.

La bellezza della famiglia ritrovata, unita, senza dubbio. Credo sia questa l’immagine più bella che ha lasciato nella memoria di coloro che hanno potuto assistere al ritrovarsi della famiglia Confuorto, il giorno dopo la cerimonia della consegna del Premio Mentes a Sanza. La riflessione è necessaria, perché al centro di tutto rimane un tema di strettissima attualità: l’emigrazione. Al sud esiste, nel ricordo collettivo, il mito dello “zio d’America”. Insomma colui che osò andare via; che negli anni ha costruito la fortuna in terra straniera, lontano. Un punto di riferimento per la famiglia, un modello. Il ritrovarsi poi per celebrare anche un successo, è una sorta di rivincita sulla vita ed i sacrifici che impone, spesso, per raggiungere il traguardo. E’ una rivincita di una famiglia, che nel mentre ha sacrificato l’essenza stessa del vivere, il crescere insieme, il condividere, il vivere insieme. Perché è chiaro, emigrare significa staccare per sempre quel cordone ombelicale che ci tiene legati alla famiglia. Vite che si allontanano, fisicamente, che percorrono strade diverse e che spesso creano distanze abissali. Eppure la sfida, ed è qui la bellezza della storia dei Confuorto, è dimostrare a se stessi, che quell’amore profondo per la famiglia non si può perdere mai, che quel legame rimane li saldo per sempre; è questa la vera rivincita nei confronti del sacrificio. L’occasione è stata certo fornita dalla bella intuizione, da parte dell’amministrazione comunale di Sanza di consegnare il Premio Mentes a Francesco Confuorto ed alla sua famiglia. Ma in realtà, il risultato è andato ben oltre ogni aspettativa. Sia chiaro: un riconoscimento più che meritato ai Confuorto. Per la loro abnegazione al lavoro, per il grande successo professionale realizzato in 60 anni di vita all’estero. Oggi un punto di riferimento per il mondo industriale brasiliano. Nel 1959 la scelta di emigrare da parte di Francesco e Gennaro Confuorto. Anni di duro lavoro, grande abnegazione al sacrificio, brillanti intuizioni ed anche un pochino di fortuna, quella non guasta mai. Dunque il Premio Mentes è stato più che meritato. Un momento di confronto con la comunità che li ritrova, la consegna di una targa ed il Premio, un cervo, simbolo di Sanza, in argento poggiato su una tavoletta d’ulivo; anche questo simbolo di pace e prosperità. Non un valore economico, chiaro (per la cronaca, l’amministrazione comunale ha speso poche decine di euro) ma un valore altamente simbolico. Una serata arricchita anche dalla presenza della nobilissima pasticceria d’autore, del Maestro Giuseppe Manilia, che ha offerto il buffet. La sorpresa poi il giorno successivo, quando la famiglia Confuorto, ha deciso di riunire tutta la famiglie e gli amici più stretti per ritrovarsi, ecco forse è questa la parola chiave: ritrovarsi e rivivere insieme la bellezza del ritorno. Un bel gesto, un segno inequivocabile di quel legame, da rinsaldare, da rinverdire, da consolidare. Un pranzo di famiglia, di quelli che le famiglie organizzano per ritrovarsi, con il piacere di avere tra loro, anche amici di lungo corso. Insomma, una festa di famiglia, di quelle che non se ne vedono più. Una giornata che rimarrà nella memoria della famiglia Confuorto e della comunità intera. Il ricordo di quei migranti che hanno vinto la sfida, che hanno rotto l’incantesimo della partenza, ritornati e ritrovati nello spirito di comunità. Poco importa ora se un giorno ritorneranno per sempre nel loro piccolo paesino del Mezzogiorno. Molto improbabile, ma certamente dopo 60 anni hanno ricostruito quel legame di famiglia che non si era mai perso, ma di certo si era affievolito nel tempo. Un bel gesto, quello dei Confuorto di avere loro ospiti tutta la famiglia e gli amici, non per riconoscenza, ma certo per riaffermare un principio: le famiglie non si perdono mai.