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La Banca Centrale Europea dovrebbe cancellare il debito pubblico, non solo italiano.

redazione

La Banca Centrale Europea dovrebbe cancellare il debito pubblico accumulato nel corso della pandemia. E’ la proposta di Riccardo Fraccaro, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del governo Conte. “La politica monetaria deve supportare le politiche fiscali espansive dei Paesi in ogni modo”, ha detto. “Ciò potrebbe includere la cancellazione dei titoli di Stato acquistati durante la pandemia o la proroga perpetua della loro scadenza”. Secondo le stime, il rapporto tra debito pubblico e Pil nella zona euro dovrebbe raggiungere il livello più alto dal 2014 a questa parte, con la Grecia detentrice del valore più elevato, seguita da Italia e Portogallo.  I governi europei stanno accumulando debiti per proteggere le proprie economie dall’impatto della pandemia di Covid-19 e delle conseguenti misure restrittive, ma i bassi tassi di interesse significano che questo onere è sostenibile. “Sì, ci sarà più debito pubblico, ma in realtà questa è la risposta corretta a questo tipo di emergenza”, ha detto lunedì il capoeconomista della BCE, Philip Lane. La BCE non sta quindi pensando di cancellare parte dei debiti. Ma la sua presidente vuole rassicurare tutti. “Il mantenimento di condizioni di finanziamento favorevoli il più a lungo possibile è fondamentale per sostenere la spesa delle famiglie, per mantenere i flussi di credito e scoraggiare i licenziamenti di massa”, ha detto Christine Lagarde. Molti posti di lavoro sono a rischio nella zona euro. Il tasso di disoccupazione è passato dal 7,2% di febbraio all’8,1% di agosto e le conseguenze della seconda ondata si sentiranno solo nei prossimi mesi. L’economia europea tenta di riassestarsi ma non è facile: molti negozi, ristoranti e attività commerciali non hanno riaperto dopo la quarantena e molti imprenditori hanno dovuto licenziare i dipendenti per far fronte alle ristrettezze economiche. La recessione economica causata dalla pandemia non ha tardato ad avere effetti sulla disoccupazione, che nell’area euro a luglio è cresciuta dal 7.7% dal 7,9% in un mese. Secondo il rapporto di Eurostat cresce anche la disoccupazione giovanile che dal 17% è invece è cresciuta fino allo 17,3% nello stesso periodo. Sulla carta i numeri non sembrano così male, vero? Eppure queste cifre mascherano la vera realtà. In molti paesi i governi hanno impedito la possibilità di effettuare licenziamenti ma ora che queste restrizioni vengono meno, probabilmente l’impatto di questa crisi si rivelerà nei mesi a venire. “Ci sono dei dati che non compaiono in questo rapporto e che riguardano coloro che si trovano in una situazione di disoccupazione temporanea – spiega Luca Visentini, segretario generale della confederazione europea dei sindacati- Si tratta di coloro che hanno contratti di lavoro a tempo determinato o che usufruiscono di programmi di sostegno al reddito o di sostegno all’occupazione a livello nazionale. Per quanto ne sappiamo sul campo ci sono ben 45 milioni di persone che si trovano in questa posizione, quindi l’emergenza è evitare che mentre si aspettano i soldi del recovery fund queste persone diventino disoccupate in via permanente. Sarebbe un disastro”.