Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Italia: “Giardino d’Europa” ritrova le sue identità nella transizione covid-19.

Domenico NICOLETTI, Direttore Parco Nazionale Alta Murgia e Segretario Osservatorio Europeo del Paesaggio di Arco Latino

Dai borghi, alle aree interne, dai luoghi periferici, alla centralità attrattiva delle comunità slow, dall’orgoglio del paesaggio più bello del mondo, alla consapevolezza di ritornare alla cura del territorio e alla sua manutenzione, gli italiani ritrovano la propria identità nel “Giardino d’Europa” e forse nuove strade per l’economia e la sostenibilità coerenti alle proprie “vocazioni”. La prossimità, il quotidiano, le stesse vacanze italiane 2020 del post covid-19 ancora incombente,  all’insegna della scoperta di luoghi aperti e “rigenerativi” in un momento difficile non solo per il paese ma per l’intero pianeta. Ed ecco che emergono nuove opportunità, la creatività e il genio italiano nel paesaggio e nella bellezza del nostro “PAESE PARCO”. Questa la definizione, tanto cara al Ministro dell’Ambiente Costa, che dichiara “il mio sogno è un’Italia Paese Parco, dove diventi sempre più attraente per i Comuni farne parte, perché tutelare l’ambiente porta lavoro e benessere. Penso all’ecoturismo ma anche a forme di fiscalità di vantaggio che si potrebbero individuare per le aree protette. Bisogna contrastare lo spopolamento dell’Appennino valorizzando le ricchezze di questo territorio straordinario.” Ed in effetti, che possediamo buona parte del patrimonio artistico e storico mondiale ci è riconosciuto da tutti, ma pochi sanno che abbiamo anche più della metà della flora esistente in Europa, con circa 5.600 specie di piante diverse contenute in una superficie di appena il 30% dell’intero continente europeo. Un valore non solo numerico ma ricco di implicazioni economiche, ambientali e serbatoi di biodiversità per contenere i cambiamenti climatici. Sempre più intenso il dibattito sulla “Rinascita dei Borghi” promosso dagli architetti italiani Boeri e Fuksas con il contributo di Uncem e l’Associazione i Borghi più Belli d’Italia. Dal MIBACT risposte alle richieste dei Comuni: “Sono una risorsa italiana, iniziative per la digitalizzazione e per migliorare i collegamenti”, le sfide in campo. E’ ancora presto per valutare gli effetti, ma in segnali ci sono tutti, verso un modello di crescita che vede gli italiani “ritornare” alla cura dei piccoli e grandi  giardini, alla cultura degli orti e della biodiversità che hanno visto nei mesi di maggio, giugno e luglio una crescita esponenziale delle attività economiche della florovivaistica italiana, come emerge da alcune dichiarazione raccolte da operatori marchigiani, concreti per storia e laboriosità. In questi scenari si inseriscono le scelte per le nuove competenze e le nuove sfide per la “conoscenza”.  Il deposito, se non la fuga dei “cervelli” deve trovare casa nel paese e rinnovato vigore nella cosiddetta Terza Missione dell’Università Italiana , ovvero “nella capacità e propensione delle strutture universitarie all’apertura verso il contesto socio-economico, esercitato mediante la valorizzazione e il trasferimento delle conoscenze” . Nuovi poli di ricerca e studio nei piccoli centri che alimentino un coworking gestionale in cui ridondanza e diversità diventano generativi nei contesti di bellezza e natura. Nasce così “Campus Mediterraneo”, un ” Polo per la Conoscenza, Produzione e Servizi di Qualità”,  voluto dalla Regione Campania con Università di Salerno e 20 Comuni del Cilento, molti dei quali nell’area “Cilento interno” della SNAI . La recente istituzione delle borse di dottorato per le Aree Interne, con l’obiettivo di attuare e studiare strategie locali per lo sviluppo sostenibile, nel cosiddetto decreto RILANCIO, apre scenari coerenti alle finalità del protocollo tra Regione Campania, Università di Salerno e i 20 Comuni del Cilento interno.

Saranno i centri di ricerca e di studio, il fattore determinante per riqualificare i territori e prepararli ad affrontare i temi della “transizione ecologica e digitale, del contrasto delle diseguaglianze sociali ed educative, del rafforzamento delle attività economiche e del potenziamento delle capacità amministrative”, dando nuovo slancio alle stesse Università, oltre le loro primarie “Missioni”. Queste esperienze, unite a tante altre nel paese, grazie ai presidi nazionali di gestione della natura e cultura, potranno essere decisive nell’affrontare con le giuste competenze, la rigenerazione urbana per costruire un piano di rilancio e promuovere un sistema decentralizzato, per uno stile di vita più sostenibile. Ad un turismo sempre più alla ricerca di spazi aperti, affiancare l’esperienza di apprendimento “culturale” generativo, fatto di workshop, seminari, master tematici e corsi di dottorato integrati, potrà essere occasione di consolidamento di un trend culturale che individua nella modernità dei temi, una consapevole crescita produttiva ed economica sostenibile nei piccoli centri con il supporto della tecnologia sempre più orientata alla qualità e al ben-essere. L’Italia è stata giustamente definita il “Giardino d’Europa” per la sua posizione geografica che permette un’eccellenza di fioriture di piante di ogni genere, sia autoctone che importate, ma anche per la sua profondità culturale e storica che ha generato ed alimentato la cultura europea, primati mai abbastanza rivendicati. La natura, il sole, il mare rappresentano un patrimonio da valorizzare non solo in termini di attrattiva turistica, ma anche nel loro ruolo e funzione di “laboratori” della biodiversità offrendo un nuovo messaggio turistico invidiabile e senza uguali nel mondo per lo studio e la ricerca nei piccoli borghi delle aree interne del paese. La sfida consiste nel restituire centralità al patrimonio verde del Paese, a lungo definito orgogliosamente “Giardino d’Europa” per la bellezza dei suoi paesaggi costellati di dimore, castelli, giardini e con tanta qualità di accoglienza e ospitalità. I nostri parchi costituiscono un trait d’union tra architettura e paesaggio, tra natura e cultura, tra patrimonio monumentale e vocazioni produttive. Sono pertanto asset fondamentali per iniziative di valorizzazione a scala territoriale, in accordo con quanto previsto dal nuovo scenario del programma di BEN-ESSERE ITALIA per l’auspicio di un vero PAESE PARCO.