Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

In Iraq per altri cinque anni.

di Lorenzo Peluso

Con l’arrivo di Biden alla Casa Bianca cambierà l’approccio americano anche alla NATO, così si spera almeno. Dunque da rivedere l’impegno militare americano nei diversi teatri in cui sono impegnate le forze militari NATO, a partire dall’Afghanistan per arrivare all’Iraq. Intanto la notizia è che Jennie Carignan, responsabile delle truppe NATO in Iraq, ha confermato che il contingente NATO, che include anche 400 militari italiani, rimarrà in Iraq per altri 5 anni. Una notizia che però ha sortito immediate reazioni negative da  Baghdad. Il governo iraqueno infatti fa nuovamente appello alle decisioni assunte dal parlamento del Paese e finalizzate ad espellere le truppe straniere dall’Iraq.E’ chiaro quindi che non sarà semplice rimanere in Iraq e che potrebbero anche aumentare le ospilità nei confronti dei militari stranieri. La presenza americana, innazitutto, è vissuta come un’occupazione. Si deve poi considerare la forte ingerenza turca e iraniana negli affari interni iracheni. Circostanze che hanno determinato uan sorta di riluttanza alle forze straniere nel Paese che evidentemente vengono ritenute responsabili del controllo del governo locale. In realtà ad oggi né il parlamento né il governo hanno capacità decisionale  per imporre l’uscita di scena dal Paese delle truppe NATO. Gli investimenti fatti dagli americani e dai Paesi NATO in Iraq sono notevoli. Oltre alla questione ISIS che ancora crea apprensione c’è evidentemente la questione gestione delle risorse, petrolifere, e poi gli investimenti enormi per la ricostruzione che vanno controllati e gestiti. Insomma le grandi multinazionali straniere non possono essere lasciate in Iraq senza alcuna protezione. Nel caso del nostro Paese ad esempio, c’è la Trevi che cura la manutenzione della diga di Mosul, dopo averla messa in sicurezza negli anni scorsi.