Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il tempo del Coronavirus

Giovanni De Luca

In questi ultimi mesi la pandemia di Covid-19 ha imposto a gran parte dell’umanità regole coercitive che hanno minato il senso stesso della democrazia tout court. La possibilità di vivere liberamente luoghi e spazi come paradigma dell’indipendenza individuale, è stata drasticamente riconsiderata da molti Stati. Questi, tra cui il Governo Conte II, con il puro intento di contenere lo smodato proliferare del numero dei contagi e per garantire la salute del cittadino, hanno, a suon di decreti legge, lentamente allontanato quest’ultimo dal lavoro, dalla vita sociale e dagli affetti, abbattendo definitivamente la peculiare coscienza civica che da tempi non sospetti ormai già in esso vacillava: sono noti i casi di questi ultimi giorni dell’anno che hanno registrato un intenso assembramento di individui in numerose piazze italiane. Stordito dal proliferare quotidiano dei DPCM, il cittadino a stento è riuscito a riconoscere lo stato di catatonia smart in cui è piombato; anche se noi qui preferiremo chiamarlo tele visto che di smart (intelligente trad.) sembra abbia avuto ben poco. Tra tele-lavoro, tele-incontri e tele-studio l’uomo, oltre che il cittadino, stipato in stanze improvvisate ha dovuto imparare a rieducare la dimensione delle proprie priorità forgiando un nuovo Sé in relazione all’ambiente domestico, la casa per l’appunto: luogo un tempo, ora spazio. In queste ultime ore in tutta Europa, Italia compresa, i primi vaccini Pfizer-BioNTech anti Covid sono stati somministrati agli operatori sanitari nazionali. Forse il Coronavirus avrà fatto il suo tempo; forse sarà questa data, definita “simbolica” dal commissario d’emergenza Arcuri, l’inizio del suo declino. Per ora innumerevoli quesiti irrisolti persistono, poiché nell’epoca della velocità e dell’efficienza, in cui la notizia giunge paradossalmente prima che l’evento si realizzi, la speranza dell’individuo verso il futuro così come la sua sfiducia montano incessantemente all’unisono. Questa pandemia, forse più d’ogni altra prima d’ora, potrà esser ricordata dalla posterità come il “virus dell’informazione”: dove l’uomo ha dovuto imparare meticolosamente a ripensare sé stesso, la sua vita e la sua integrità. Faranno altrettanto la società, la democrazia e le sue sovranità?