Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il sultano Erdogan e la stretta sui social. Parte la censura in Turchia.

di Lorenzo Peluso.

Il parlamento turco ha approvato una controversa legge che affida al governo un maggiore controllo dei social media, un’iniziativa che ha sollevato le critiche degli attivisti per diritti umani che vedono una stretta della censura online. In base alla nuova legge i colossi social Facebook e Twitter devono garantire di avere rappresentanti locali in Turchia e di rispettare gli ordini dei tribunali sulla rimozione di alcuni contenuti o subire pesanti sanzioni. La legge riguarda i social network con oltre un milione di visitatori unici al giorno e stipula che i server con i dati degli utenti turchi debbano essere conservati in Turchia. Se le società non si adeguano rischiano multe e un taglio della banda disponibile fino al 90%, equivalente a un blocco degli accessi. Il testo è stato presentato dal partito Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan e dagli alleati nazionalisti del Mhp e approvato al termine di un dibattito che si è protratto per tutta la notte, prima che la camera chiudesse i battenti per la pausa estiva fino a ottobre. Gli attivisti per i diritti umani e l’opposizione temono un’erosione della libertà di espressione in Turchia, dove centinaia di persone sono indagate per aver “insultato” il presidente sui social media. La stretta sui social limiterà l’accesso dei turchi a fonti critiche d’informazione in un paese dove i media sono nelle mani di imprenditori vicini al governo e dello stato, secondo gli attivisti. “Perchè ora?” chiede, parlando con Afp Yaman Akdeniz, professore dell’università Bilgi di Istanbul ed esperto di diritti cyber. “Se la stampa e la tv sono già sotto il controllo del governo, i social media sono relativamente liberi. I social media sono diventati uno dei pochi spazi di espressione libera ed efficace in Turchia”. Human Rights Watch ha espresso il timore che la legge affidi all’esecutivo gli strumenti per controllare i social media, far rimuovere contenuti a discrezione e prendere di mira arbitrariamente utenti singoli. “I social media sono una salvezza per molte persone che li usano per accedere alle notizie, quindi la legge segna l’avvio di una nuova oscura era di censura online” ha affermato Tom Porteous, vice direttore del programma di Human Rights Watch. In Turchia nelle ultime settimane si è diffuso tra gli utenti l’hashtag “non toccare il mio social media” in protesta contro la legge . Ibrahim Kalin, il portavoce di Erdogan, ha minimizzato i timori che legge ostacoli la libera espressione. “Non c’è alcun ostacolo a che gli utenti di social media esprimano liberamente le loro opinioni” ha detto alla CNN-Turk. “Ecco la regola: qualunque cosa sia un reato nel mondo reale è un reato nel mondo cyber… Ci deve essere un limite alla critica”. Erdogan ha promesso di stringere il controllo governativo sui social dopo che nelle scorse settimane alcuni utenti dal “cuore nero” hanno preso di mira il ministro delle Finanze Berat Albayrak e la moglie Esra, figlia del presidente, dopo la nascita del quarto figlio. A giugno poi una vide conferenza con i giovani ha fatto collezionare a Erdogan una valanga di commenti negativi. La presidente turca ha dovuto disabilitare i commenti ma l’intervento di Erdogan ha comunque ricevuto 388.000 “pollici versi” contro 114,000 “pollici su”. Il suo governo aveva bloccato Twitter e YouTube nel 2014 dopo che erano state pubblicate registrazioni audio che coinvolgevano il presidente, allora premier, e la sua cerchia interna in un resunto scandalo sulla corruzione. L’avversione ai social media di Erdogan risale anche alle proteste antigovernative del 2013, mobilitate dai post di Twitter e Facebook. Un tribunale turco a gennaio ha revocato il bando dell’enciclopedia online Wikipedia dopo quasi tre anni. Secondo l’ultimo “rapporto sulla trasparenza” di Twitter per la prima metà del 2019, la Turchia si è classificata al primo posto nelle iniziative di rimozione di contenuti con oltre 6.000 richieste.