Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il sistema economico e produttivo delle aree marginali del Mezzogiorno e le BCC

di Lorenzo Peluso

Cosa ne sarebbe del sistema economico e produttivo delle aree marginali del Mezzogiorno se non ci fosse il supporto creditizio delle banche del territorio? E’ questa la domanda che bisogna porsi per analizzare nel dettaglio il ruolo ed il compito, gravoso anche, delle Banche di Credito Cooperativo, nate dall’impulso aggregativo del mondo agricolo, artigianale ed imprenditoriale. E’ il caso dell’area del Vallo di Diano, nel basso salernitano, dove da oltre 40 anni opera la BCC di Buonabitacolo. Nonostante la grave crisi che vive il mondo dell’impresa se le prospettive sono incoraggianti per il futuro economico della piccola industria alimentare, alle prese con l’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus, lo si deve in buona parte al supporto economico che banche come la BCc di Buonabitacolo, offrono al sistema economoco locale. I dati recenti  del Rapporto Ismea per Federalimentare mostrano come almeno per alcuni settori come l’industria molitoria, le imprese del Mezzogiorno dimostrano un buona capacità di resistenza, e più in generale quasi la metà (42%) dell’agroalimentare. E’ il sorprendente risultato del Rapporto Ismea per Federalimentare condotto sui bilanci di 6.400 imprese dell’alimentare made in Italy. In tale contesto si inseriscono i piccoli caseifici, i pastifici artigianali, le piccole aziende di trasformazione alimentare, che operano anche nel Vallo di Diano, Lagonegrese e Golfo di Policastro. Attraverso l’esame degli indicatori di redditività, solvibilità e solidità finanziaria, Ismea ha analizzato la vulnerabilità alle crisi di uno dei settori più rilevanti per la struttura economica del Paese, che si dimostra molto dinamico, robusto e resiliente di fronte alle difficoltà: infatti, il 42% delle imprese agroalimentari presenta caratteristiche tali da garantire una buona capacità di tenuta anche in situazioni di crisi shock come quella cui stiamo assistendo. Tutto questo grazie al supporto al credito offerto dalle BCC. Esiste poi un’ampia area produttiva (36%) con qualche problema di liquidità e/o esposizione debitoria che potrebbe degenerare per gli effetti dell’emergenza Covid-19. Ed ancora, proprio in questo caso il supporto delle BCC risulta fondamentale. A livello settoriale, i comparti con una quota maggiore di imprese “ad alta resistenza” sono l’industria molitoria (il 63% delle imprese ricade in questa categoria), il settore dei liquori (59%), della cioccolateria e del caffè e tè (entrambi attorno al 53%). All’opposto, il quadro peggiore si ha nei settori della birra e dell’olio di oliva dove, rispettivamente, il 38% e il 34% delle imprese si colloca nell’area più critica. A contribuire alla capacità di tenuta del sistema è anche la dimensione aziendale: più di un quarto delle imprese fino a 9 dipendenti presenta elementi di vulnerabilità (27%), percentuale che si riduce sensibilmente nelle imprese più grandi, scendendo al 9% in quelle con più di 250 addetti. Altro segnale confortante, dunque, viene dalla stima delle differenze nel grado di resistenza alle crisi a livello territoriale; nel Mezzogiorno l’area delle imprese maggiormente robuste è più ampia (45%), sia pur di poco, di quelle del Centro-Nord (42%). Interessante anche il dato sull’età media delle imprese del campione, che mostra un sistema agroalimentare basato sulla tradizione: in generale, le aziende analizzate hanno una storia di più di una generazione e sono state costituite mediamente da 26,5 anni. Di contro però, sono state le imprese sotto i 5 anni di vita a essere maggiormente interessate da un andamento positivo di fatturato: nonostante le dimensioni economiche ridotte, hanno incrementato i loro ricavi medi di oltre il 30%. Ecco dunque spiegata la funzione assoluta delle banche del territorio che raccolgono risparmio e investono a supporto delle piccole imprese del territorio. Un valore aggiunto al sistema economico locale che necessità però di attenzione nella logica della globalizzazione del sistema bancario che tende a limitare l’operatività di coloro che il territorio lo vivono, lo conoscono, lo supportano.