Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il narcotraffico per la criminalità organizzata è il settore più redditizio

di Lorenzo Peluso

L’Italia rimane una delle principali porte d‟accesso della droga per l‟Europa, grazie alla sua peculiare posizione al centro del Mediterraneo, vicino alle coste del Nord Africa (quest‟ultima nuova importante zona di stoccaggio oltre che di produzione di sostanze stupefacenti) e da quelle dello sbocco della rotta balcanica attraverso la quale transita via terra la maggior parte dell‟eroina proveniente dall‟Afghanistan, nonché alla sua conformazione geografica con oltre 6.000 chilometri di coste. Il narcotraffico rappresenta per la criminalità organizzata il settore più redditizio. Il quadro delineato emerge anche esaminando i dati relativi ai sequestri di sostanze stupefacenti effettuati dalle Forze di Polizia. Gli effetti della presenza e del radicamento della criminalità organizzata di tipo mafioso nelle regioni d‟origine, pur se per certi aspetti meno visibili del passato, continuano a trasparire dai quantitativi di droga sequestrati in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia che continuano a collocarsi nelle prime posizioni a livello mondiale. A livello nazionale nelle prime quattro posizioni dei sequestri di droga si collocano, nell‟ordine, Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, quest‟ultima con un incremento negli ultimi periodi del 144,4%. La situazione nel più ampio contesto mondiale, vede instaurare e consolidare stabili e funzionali saldature criminali, sia all‟interno del territorio italiano che sul piano internazionale, non solo tra le tradizionali consorterie mafiose, ma anche tra queste e altri sodalizi criminali, endogeni e specie stranieri, siano essi produttori o loro rappresentanti ed intermediari. Le organizzazioni dedite al narcotraffico mostrano più di altre organizzazioni, dinamicità e flessibilità, con una capacità di relazionarsi finalizzata a rapporti di affari, anche occasionali e transitori, cooperazioni e sinergie operative fluide e rapide. Un modus operandi delle organizzazioni di tipo mafioso più radicate sul territorio d‟origine che però nel tempo si stanno estendendo istaurando collaborazioni con diversi gruppi criminali, anche di matrice etnica, per gestire in modo più efficace, proficuo e sicuro il traffico di droga. Il ricavato della vendita al dettaglio di droghe illecite è stimato attualmente a oltre 500.000 milioni di dollari l’anno. Si tratta di un importo superiore ai bilanci nazionali di molti paesi. Negli ultimi anni si sono intensificate forme di collaborazione tra i cartelli della droga e gruppi terroristici, che utilizzano gli stupefacenti per procurarsi le armi. Le principali vittime della droga sono e continueranno a essere quei giovani che vengono attirati dalla droga e ne diventano dipendenti. Tuttavia, mentre la criminalità da strada può continuare ad apparire una minaccia più evidente per la nostra sicurezza quotidiana, è il costante aumento del potere delle grosse organizzazioni criminali che alimentano la crescita del narcotraffico che rappresentano la più grave minaccia del nostro tempo. L’afflusso massiccio di eroina dall’Asia, di cocaina dal Sudamerica, di cannabis dal Nordafrica e delle droghe sintetiche dalle basi europee è inarrestabile. I sequestri sempre più ingenti e frequenti da parte delle autorità doganali danno un’indicazione dell’aumento del flusso di stupefacenti. Due paesi, più degli altri, s’impongono sulla scena internazionale: l’Afghanistan, che con l’eroina proveniente dalla sola zona di Kandahar assorbe il 50% dell’intera produzione mondiale, e l’Iran che, dopo aver dichiarato guerra al narcotraffico rompendo drasticamente con il passato, si è trasformato da area di produzione in paese di transito. Va detto che gli imponenti controli sugli oltre 1.000 chilometri lungo i confini che separano l’Iran da Pakistan e Afghanistan sospinge attualmente l’oppio afghano su nuove rotte. La via più solcata è quella che attraversa l’Asia centrale: dal territorio afghano, a bordo di camion, auto o cammelli, i carichi si dirigono verso il Kirghizistan e l’Uzbekistan, dove la mitica Samarcanda è diventata ormai il crocevia mondiale del traffico di eroina, oppure verso il Tourkmenistan, lungo il fiume Amudarya, o in direzione del Mar Caspio per finire preda delle mafie caucasiche. Dalla semisconosciuta città di Osh, nel Kirghizistan, una parte dell’eroina prende anche la via per Mosca. Lungo la “rotta balcanica”, in territorio bulgaro, rumeno ed ucraino, vengono creati depositi di stoccaggio in modo da favorire l’apertura di nuovi canali di instradamento dell’eroina verso i Paesi occidentali, mentre emissari turchi instaurano rapporti di cooperazione con organizzazioni polacche e libanesi, incaricate esclusivamente delle operazioni di importazione della droga. L’eroina è fatta affluire in Polonia, in Ungheria o nel vicino Oriente a bordo di autoveicoli di grandi dimensioni, e successivamente frazionata in piccoli quantitativi affidati ai numerosi corrieri che provvedono a farla giungere in Europa, Stati Uniti e Canada prevalentemente via terra, occultata nei doppifondi di auto e furgoni, ma anche per via aerea, più raramente per nave. Parallelamente alla “rotta balcanica” è aperta una via “marittima”, con partenza dal porto di Smirne (Turchia), che tocca Grecia, Italia meridionale, Spagna e Francia. Il traffico degli stupefacenti continua ad essere l’affare più redditizio di Cosa nostra risultando una delle principali fonti di finanziamento per le consorterie: è connotato da un mercato in perenne crescita ed è qualificato da un continuo approvvigionamento e da una celere distribuzione. La partecipazione dell’organizzazione mafiosa appare diretta, per quantitativi e investimenti, nell’ambito dei traffici rilevanti sebbene non sembri più in grado di gestire direttamente il rifornimento dai Paesi produttori ed ha la necessità di consorziarsi ad altre realtà criminali, quali ‘Ndrangheta e Camorra. Gli introiti provenienti dalle attività illecite vengono reinvestiti nell’acquisto di immobili, attività imprenditoriali e commerciali in loco, nel centro, nel nord-Italia ma anche all’estero. Le famiglie mafiose locali mantengono il controllo delle attività economiche che si svolgono nelle zone di rispettiva competenza, consentendo l’operatività di gruppi organizzati stranieri solamente in ruoli marginali  dello spaccio al minuto di sostanze stupefacenti, affidato a piccole organizzazioni criminali di extracomunitari di origine tunisina, algerina, albanese e sudamericana con quelle locali.