Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il Libano, da ex protettorato francese a nuova colonia di Macron.

di Lorenzo Peluso

Il Libano è un ex protettorato francese. Il presidente francese Emmanuel Macron ha visitato Beirut questa settimana con una mossa diplomatica tesa a promuovere le riforme nel Paese colpito da una profonda crisi. È la seconda visita di Macron nel Paese dei cedri, dopo l’esplosione del 4 agosto che ha distrutto gran parte della capitale, uccidendo 190 persone e ferendone migliaia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito la visita di Macron uno “spettacolo” di revival coloniale. Molti si sono chiesti se la visita di Macron possa davvero contribuire a incoraggiare i leader libanesi ad agira sulla malagestione e la corruzione che, per il popolo libanese, sono i primissmi responsabili della crisi economica e dell’esplosione devastante. Dopo la prima guerra mondiale il Libano è stato designato dalla Società delle Nazioni come protettorato francese, con l’obiettivo di farlo diventare, in seguito, uno Stato indipendente, invece che una colonia francese. Ma l’influenza francese sul Libano era anteriore a quel mandato. Storicamente, era nata da stretti legami con i maroniti, che sono cattolici orientali. L’ascendente che Parigi esercitava sui maroniti “è legato al fatto che la Francia, allora ‘figlia maggiore della Chiesa’, esercitava fin dal XVII secolo il dovere di proteggere i cristiani mediorientali legati a Roma, cioè i cattolici”, ha dichiarato la storica Sylvia Chiffoleau del Centro nazionale di ricerca scientifica francese. La Francia sarebbe intervenuta per proteggere i cristiani nel 1860, quando scoppiò la guerra civile tra maroniti e drusi, un ramo minoritario dell’Islam. E per tutto il XIX secolo, molti maroniti divennero francofoni attraverso l’educazione missionaria francese, secondo Chiffoleau. Tra il 1920 e il 1943, lo Stato del Grande Libano esisteva sotto un mandato francese. Durante questo periodo, divenne la Repubblica Libanese. Il primo presidente post-indipendenza fu Bechara el Khoury nel 1943, che si oppose all’influenza francese. Un pezzo importante dell’eredità di quel periodo sono le scuole francesi, che hanno formato gran parte della classe dirigente e dell’elite del Paese e il governo confessionale che divide il potere tra cristiani e musulmani. Dagli anni ’50, “i legami tra Francia e maroniti si sono indeboliti” continua Sylvia Chiffoleau, che insegna storia del Medio Oriente a Sciences Po Lyon. “L’influenza di Parigi nell’area si è affievolita, e la nozione di ‘protezione’ non esiste più”. Il primo presidente della quinta repubblica francese a visitare il Paese è stato François Mitterrand, secondo i notiziari francesi. È volato a Beirut dopo la morte di 58 paracadutisti francesi nel 1983 in un bombardamento nella città. Mitterrand aveva inviato truppe francesi nel Paese come parte di una forza multinazionale di peacekeeping per difendere il Libano, nel pieno di una guerra civile tra cristiani e musulmani che sarebbe durata fino al 1990. Il presidente francese Jacques Chirac, a sua volta impegnato nel mondo arabo, era molto vicino alla famiglia Hariri, che continua ad esercitare il potere nella politica libanese. Tra i suoi amici più stretti c’è l’ex primo ministro Rafiq Hariri, assassinato nel 2005. Nel 2019, inoltre, l’ex primo ministro libanese Saad Hariri ha partecipato ai funerali di Chirac a Parigi. Il nuovo premier libanese Mustapha Adib è stato in parte nominato grazie al sostegno del movimento di Saad Hariri e all’accordo con Hezbollah, il partito politico e gruppo militante islamico che detiene seggi nel parlamento libanese. Ma questi rapporti sono in gran parte diversi dai legami che per secoli hanno legato i maroniti alla Francia. La prima visita di Macron a Beirut, giorni dopo l’esplosione che ha scosso la città, è stata accolta con la speranza che potesse influenzare la classe dirigente, con una curiosa petizione che è emersa chiedendo che il paese diventasse nuovamente un protettorato francese. Ma i critici, al contempo hanno accusarono il Presidente francese di cavalcare la crisi per tornare a esercitare un’influenza nella regione. La sua seconda visita in Libano è stata, forse anche per questo, “in gran parte simbolica” e ha incluso un incontro con l’amato cantante libanese Fairouz, al quale ha presentato la Legion d’Onore.