Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il disonore e la vergogna.

di Lorenzo Peluso

Sgomento, forse è questa la parola più adatta per raccontare quello che è accaduto ieri e la scorsa notte negli Stati Uniti. Non si era mai visto nulla di simile neppure a Kabul, neppure a Baghdad. Eppure è accaduto nel tempio mondiale della democrazia. Trump ha radunato la sua massa di fronte alla Casa Bianca e al Washington Monument, simboli di libertà, democrazia e potenza. Capitol Hill, il Parlamento, il luogo dove deputati e senatori erano riuniti per certificare l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca. Emerge qui la prima grande contraddizione dell’America, un paese a mano armata, il secondo emendamento è un pilastro della sua Costituzione. Ed ecco che si materializza tutto ciò che per quattro anni Trump ha seminato: odio e violenza. L’assalto alla democrazia. Quattro persone hanno perso la vita nelle proteste a Capitol Hill dei sostenitori di Donald Trump contro la certificazione della vittoria di Joe Biden.
Il capo della polizia metropolitana di Washington Dc, Robert J. Contee, ha precisato che gli arresti sono stati 52 e che hanno partecipato alle marcia di Washington “Save America” circa 45.000 persone. Tra le  quattro vittime c’è anche la donna raggiunta da un colpo di pistola al petto a Capitol Hill. Si tratta di  una sostenitrice di Donald Trump,  Ashli Babbit. Lo ha confermato la famiglia. La polizia ha confermato che sono stati rinvenuti ordigni esplosivi davanti al quartier generale sia del Dnc (Democratic National Convention) e sia dell’Rnc (Republican National Convention). È stato inoltre individuato un veicolo vicino al Congresso con un fucile e molotov. Intanto la sindaca di Washington D.C, Muriel Bowser, ha deciso di estendere lo stato di emergenza, compreso quindi il coprifuoco serale, proclamato alle 18 di ieri dopo l’assalto al Capitol Hill per 15 giorni, ovvero fino al giorno dopo l'”inauguration day” in cui il presidente eletto Joe Biden si insedierà alla Casa Bianca. E’ la pagina più nera della democrazia americana, fino ad ieri faro di libertà nel mondo. La deputata democratica Ilhan Omar, una delle quattro giovani progressiste della “squad” guidata da Alexandria Ocasio-Cortez, è pronta a chiedere un nuovo impeachment per il presidente Donald Trump. A sostegno si è aggiunta anche la deputata progressista Alexandria Ocasio-Cortez che ha chiesto, attraverso un tweet, l’impeachment di Donald Trump. “La storia ricorderà a ragione la violenza di oggi al Campidoglio, incitata da un presidente in carica che ha continuato a mentire senza fondamento sul risultato di un’elezione legittima, come un momento di grande disonore e vergogna per la nostra nazione. Ma ci staremmo prendendo in giro se la considerassimo una totale sorpresa”. Lo scrive in una nota l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. “Per due mesi un partito politico e il sistema mediatico che lo accompagnava non ha spesso voluto dire ai suoi seguaci la verità – che questa non era un’elezione particolarmente sul filo di lana e che ci sarà l’inaugurazione di Joe Biden il 20 gennaio”, prosegue Obama. “Questa narrazione di fantasia si è allontanata sempre più dalla realtà ed è costruita sulla semina di anni di risentimento. Ora ne stiamo vedendo le conseguenze, avvolte in un violento crescendo”, conclude.