Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il coraggio di Qamar Gul e la maledizione del popolo afghano.

di Lorenzo Peluso

Ci si può ribellare; il prezzo però è altissimo. Esiste un Afghanistan dove la violenza genera violenza, dove ad un crimine si reagisce con altro crimine. E’ questo il girone infernale che alimenta l’orrore nell’orrore. Questa è la storia di di una ragazzina, Qamar Gul,  di 15 anni. La scorsa settimana in un villaggio della provincia centrale di Ghor un gruppo di talebani ha attaccato l’abitazione dove viveva Qamar Gul uccidendo i genitori. La 15enne ha reagito, imbracciato le armi e sparato agli assalitori. Due miliziani talebani sono morti e altri sono rimasti feriti.  Qamar Gul è diventata un’eroina nazionale. E’ anche questo l’Afghanistan. Qamar Gul viveva con il fratellino, la madre e il padre, capo villaggio, da tempo fermo oppositore dei talebani e apertamente schierato con il governo di Kabul. “I talebani cercavano il padre” ha riferito il capo della polizia locale, Habiburahman Malekzada. Una storia di violenza di ordinaria normalità nel paese teatro di una guerra dal 2001, solo che questa volta i talebani hanno dovuto fare i conti con una ragazzina determinata che non ha esitato prima di impugnare l’arma per vendicare i genitori. “Hanno trascinato l’uomo fuori casa e quando la moglie ha resistito, i talebani hanno sparato alla coppia proprio davanti la porta dell’abitazione” ha raccontato la stessa fonte di polizia. La figlia, che si trovava all’interno, ha preso la mitragliatrice che la famiglia custodiva in casa, è uscita all’esterno e ucciso due talebani, ferendone alcuni. Altri insorti sono sopraggiunti sul posto per attaccare nuovamente l’abitazione ma sono stati respinti da altri abitanti del villaggio che nel mentre si sono uniti alla 15enne contro i miliziani talebani.  “La ragazza e il fratello minore sono stati portati via dalle forze di sicurezza afghane e ora si trovano in un luogo sicuro” ha detto il portavoce del governatore provinciale, Mohamed Aref Aber. La notizia della sparatoria ha velocemente fatto il giro del Paese, villaggio dopo villaggio, in centinaia gli afghani che hanno salutato il gesto “eroico” della ragazza, diventata un’icona della resistenza ai talebani. Ora, grazie ai social, la foto della ragazza col velo e una mitragliatrice appoggiata sulle gambe, è diventata virale. Qamar Gul è ora il simbolo per le adolescenti come lei e per le donne afghane che da troppo tempo hanno subito soprusi di ogni sorta. Qamar Gul è il simbolo del  “coraggio e della resilienza di una ragazza afgana”. Resistenza, certo, ma violenza che si aggunge alla violenza. Un Paese dove la sicurezza non esiste, dove difedersi significa imbracciare le armi, rimane un Paese in guerra, contro gli altri, contro se stessi. Un paese dove la guerra è la parte essenziale del vivere.