Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il 20 e 21 settembre i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per il referendum

redazione

L’Italia però è l’unico Paese della Ue, con la Romania, dove vige il bicameralismo perfetto: le due camere sono elette a suffraggio universale, approvano le stesse leggi e votano la fiducia al governo. Il 20 e 21 settembre i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per il referendum in cui dovranno decidere se confermare o meno il taglio del numero dei parlamentari previsto dalla riforma costituzionale approvata da Camera e Senato alla fine del 2019. In caso di vittoria del sì il numero dei parlamentari passerebbe a 600 membri (400 deputati e 200 senatori) dagli attuali 945 (630 deputati e 315 senatori). Il referendum era previsto in primo momento per il 29 marzo, ma l’emergenza coronavirus ha fatto slittare il voto di alcuni mesi. Nelle ultime settimane i sostenitori del sì (i favorevoli al taglio dei parlamentari) e del no hanno ripreso a confrontarsi sulla questione. Qualche giorno fa un gruppo di 183 costituzionalisti ha firmato un documento in cui spiega le ragioni del no. La motivazione principale alla base della loro posizione è la minore rappresentanza garantita dal taglio dei parlamentari. La riduzione di spesa garantita dai tagli, si legge nel documento, sarebbe di “entità irrisoria”: i 183 sottolineano come “gli strumenti democratici basilari non possono essere sacrificati o depotenziati in base a mere esigenze di risparmio”. Inoltre un numero minore di parlamentari ridurrebbe “in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori (…). L’Abruzzo, con un milione e trecentomila abitanti, avrebbe diritto a quattro senatori, mentre il Trentino-Alto Adige, con le sue due province autonome e con una popolazione complessiva di un milione di abitanti, avrebbe in tutto sei senatori; e ancora la Liguria, con cinque seggi, avrebbe una rappresentanza al Senato, in sostanza, della sola area genovese”. Ai sostenitori del sì secondo cui la rappresentanza sarebbe comunque garantita da altri organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, Consigli comunali) i 183 rispondono citando quanto dichiarato dalla Corte Costituzionale, ovvero che “solo il Parlamento è sede della rappresentanza politica nazionale, la quale imprime alle sue funzioni una caratterizzazione tipica ed infungibile”. Anche in Spagna, come in Italia, da anni c’è un dibattito sull’elevato numero di politici che non riguarda solo il Parlamento ma anche altre istituzioni, in particolare quelle delle comunità autonome. Nel Regno Unito è la Camera dei Lord ad essere da decenni al centro di tentativi di riforma. Nel 1999 il governo Blair ha approvato l’House of Lords Act per ridurne il numero di membri ereditari.