Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I repubblicani però non sono Trump.

di Lorenzo Peluso

Occorre aspettare il 20 gennaio, poi sarà un’altra America, non vi è dubbio. Intanto, il giorno dopo aver incassato la vittoria nella corsa alla Casa Bianca, Joe Biden muove già i primi passi verso il cambiamento. Un cambiamento che non può che passare, innanzitutto, dalla gestione dell’emergenza covid, questione tra le più controverse dell’era Trump. Si delinea in queste ore la task force che dovrà affrontare la pandemia. Il neo presidente intende nominare l’ex chirurgo generale Vivek Murthy e l’ex commissario della FDA David Kessler come co-presidenti del gruppo di lavoro sul coronavirus che lancerà in settimana. La vice responsabile della campagna di Biden, Kate Bedingfield, ha annunciato che i due esperti di salute pubblica guideranno la task force durante un’apparizione al ‘Meet the Press’ della NBC. Murthy e Kessler hanno fatto parte del gruppo di esperti e medici che hanno informato Biden sulla pandemia per mesi, durante la campagna. Il primo è stato chirurgo generale durante il secondo mandato del presidente Barack Obama, mentre Kessler è stato commissario della FDA negli anni ’90 e ora è presidente del consiglio di amministrazione dei Centers for Science in the Public Interest. Nel suo discorso di vittoria, Biden ha dichiarato che lunedì avrebbe svelato l’intera task force sul Covid-19. Questa avrà il compito di basarsi sulle proposte presentate in campagna (come investimenti in dispositivi di protezione individuale e prestiti per le piccole imprese, o piani per implementare linee guida di salute pubblica più standardizzate) e trasformarle in un “progetto” da attuare una volta che si sarà insediato presidente a gennaio. Biden ha messo la cattiva gestione della pandemia da parte del presidente Donald Trump al centro della sua campagna elettorale e si è impegnato, se eletto, a fare della lotta al virus la sua massima priorità. Appena insediato, il 20 gennaio, Biden firmerà una serie di ordini esecutivi per mandare in soffitta l’eredità del suo predecessore: vuole far capire che la musica nel Paese è cambiata e che la sua presidenza sarà guidata da priorità radicalmente diverse. Biden riporterà gli Usa nell’accordo sul clima di Parigi e nell’Organizzazione mondiale della sanità, abolirà il ‘travel ban’, il bando sull’immigrazione in Usa da Paesi a maggioranza musulmana, e ripristinerà il programma che consente ai ‘Dreamer’, i sognatori, portati negli Stati Uniti illegalmente da bambini, di rimanere nel Paese. In campagna elettorale, ha anche già anticipato che invierà un disegno di legge al Congresso per abrogare la legge che concede ai fabbricanti di armi un’ampia immunità dalle cause civili derivanti dall’uso improprio e criminale di un’arma; ed eliminare tutte le scappatoie legali per il controllo dei precedenti precedenti penali degli acquirenti di armi da fuoco. Vuole anche ripristinare un centinaio di norme per standard ambientali e sanitari voluti dall’amministrazione Obama e che Trump ha cancellato. E istituire nuove linee guida etiche alla Casa Bianca: si è impegnato a firmare un ordine esecutivo il primo giorno in carica per cui che nessun membro della sua amministrazione possa influenzare le indagini del Dipartimento di Giustizia. Sul clima, si è impegnato a rientrare negli accordi di Parigi, ma ha anche promesso che cercherà di convincere altre nazioni ad adottare standard più elevati nel tentativo di frenare l’impatto del cambiamento climatico. Il tutto con uno stile ben diverso da Trump se si pensa che il presidente e la speaker della Camera, Nancy Pelosi non si parlano da più di un anno. Certo, un Congresso diviso potrebbe ostacolare gli sforzi di Biden e far passare una legge importante potrebbe rivelarsi complicato. I Democratici hanno una maggioranza risicata alla Camera, e la composizione finale del Senato non è ancora chiara: sarà decisa il 5 gennaio, con due ballottaggi in Georgia. I democratici devono vincere entrambe le sfide per avere effettivamente il controllo del Senato, considerando che la vicepresidente Kamala Harris avrebbe il voto decisivo, mentre i repubblicani manterrebbero un lieve vantaggio vincendone almeno uno. Sul fronte repubblicano intanto un sempre più agguerrito Trump è ricomparso su twitter dopo 10 ore di silenzio prima di tornare sui campi da golf. “Abbiamo una tradizione di problemi elettorali in questo Paese” scrive, citando Jonathan Turley, analista legale e penalista. “In Pennsylvania c’è un ordine della Corte Suprema per la separazione” dei voti ricevuti dopo l’Election Day. “Si tratta di un grande numero di schede – prosegue il tycoon, citando questa volta Turley -. Quando si parla di un problemi di sistema si parla di come le schede vengono autenticate perché se c’è un problema di autenticazione questo potrebbe avere un effetto sulle intere elezioni”. Poi, un’altra citazione, il repubblicano Newt Gingrich, speaker della Camera fra 1995 e 1999: “Crediamo che queste persone siano ladri. Le grandi città sono corrotte. Questa è stata un’elezione rubata. Il miglior sondaggista britannico ha scritto questa mattina che è stata chiaramente un’elezione rubata, che è impossibile immaginare che Biden abbia superato Obama in alcuni di questi Stati. Dove era importante, hanno rubato ciò che dovevano rubare” Come sempre, Trump ostenta calma e sicurezza. Lo fa tornando al Trump National Golf Club a Sterling, in Virginia. Ma il tycoon è accerchiato ‘in casa’: dopo il genero, Jared Kushner, stando alla Cnn anche la first lady Melania sta cercando di convincere il presidente uscente ad ammettere la sconfitta. Sebbene non abbia rilasciato commenti in pubblico sulle elezioni, Melania ha fatto sapere la sua opinione in privato al marito. “Ha detto il suo parere, come spesso fa”, ha riferito una fonte ben informata all’emittente americana. I repubblicani però non sono Trump. Un ottimo segnale è arrivato infatti dall’ex presidente George W. Bush che ha telefonato a Joe Biden e Kamala Harris per congratularsi per la vittoria. “Gli ho trasmesso le mie affettuose congratulazioni e l’ho ringraziato per il messaggio patriottico rivolto con il discorso della notte scorsa”, ha dichiarato l’ex presidente repubblicano, che ha aggiunto di “aver chiamato anche Kamala Harris per congratularsi per la storica elezione alla vice presidenza”. Insomma è iniziata un’era nuova per l’America che però deve fare i conti con il suo essere comunque americani.