Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

I delegittimatori di De Luca e la democrazia. Perchè Saviano sbaglia.

di Lorenzo Peluso

Devo ammettere che faccio una certa fatica, combatto con quel sano senso di responsabilità che chi fa il mio mestiere dovrebbe avere, nell’esternare questo pensiero, che però ho maturato. Insomma, più semplicemente, non mi piace trattare questo argomento, ma sento sia necessario farlo. Non mi piace perché mai vorrei fosse frainteso; mai vorrei che le mie parole fossero da sprono a chi in realtà lo ha sempre denigrato. Non mi piace neppure perché grazie a lui, questo è certo, si accesero i riflettori mediatici e sociali del paese, sui fenomeni criminali e camorristici ben raccontati in Gomorra. Insomma, vi è chiaro, parlo dello scrittore Roberto Saviano. Non ho cambiato opinione su di lui, questo è certo. Ammetto però che lui stesso, furbescamente, ma anche utilizzato da alcuni media televisivi, sta cavalcando l’onda mediatica dell’inquisizione sulle problematiche importanti che sta vivendo in queste settimane la sanità in Campania. Sia chiaro, a me poco importa se il suo abbigliamento è riconducibile ad un “carrettiere” come ha avuto modo di dire il governatore campano De Luca. Tuttavia, concorso con lui sul fatto che Saviano, parlando della sanità in Campania, oggettivamente sembra “non sapere di quel che parla”. Credo sia frutto però della gabbia culturale che egli stesso si è costruita nel tempo. Insomma, è chiaro che se la migliore caratteristica che si può attribuire a Saviano è l’aver scandagliato il mondo sommerso della camorra, appare quasi naturale che ogni sua esternazione, anche su argomenti distanti dalla criminalità, vengono ricondotti alle interconnessioni che i fenomeni criminali hanno con la società civile. Tuttavia, io modestamente credo che non tutti i mali, che pur esistono in Campania, come in Calabria, possano essere semplicemente semplificati nell’equazione malasanità-camorra oppure malagestio-ndrangheta. La politica non può essere e non è sempre malaffare. La politica, la buona politica esiste. La politica è decisione è responsabilità; spesso è semplice criticare chi ha la responsabilità di decidere. Saviano ha definito De Luca «debole con i forti e forte con i deboli» che ha contribuito ad aggravare la situazione della Regione «con l’incapacità di assumere una decisione che sia una, anzi no, una l’ha presa, ha chiuso le scuole, rubando il futuro a bambini e ragazzi campani, compromettendo l’occupazione femminile già a livelli inimmaginabili nella regione che ormai amministra da troppo tempo». Non possiamo accettare questa fotografia senza considerare invece lo sforzo enorme che si sta compiendo per affrontare una situazione che ha messo in crisi intere arre del mondo, democrazie compiute che spesso invidiamo, come quelle dei paesi nordici. Non possiamo accettare che si dica che “stiamo rubando il futuro a bambini e ragazzi campani” perché si è deciso di chiudere le scuole a causa della pandemia. La politica certo, spesso commette errori, non vi è dubbio. Ma la politica cos’è se non l’espressione della società che la elegge? Poi, Saviano, giustamente, riferendosi alla sanità calabrese, sostiene che “commissariare per dieci anni è stato peggio che avere le ’ndrine direttamente a comandare. Il motivo è semplice, le ’ndrine non hanno smesso di guadagnare dal sistema sanitario calabrese e il commissariamento ha spesso portato solo a tagli, accentramenti di potere e nessuna modifica delle prassi di gestione”. Vero, allora Saviano avrebbe dovuto a questo punto ricordare che anche la sanità campana è stata commissariata per dieci anni, con gli stessi effetti, e che solo grazie al lavoro fatto negli ultimi cinque anni, proprio da quel governatore De Luca a lui troppo inviso, pochi mesi fa, la sanità campana ha messo a posto i propri conti. Certo, c’è ancora lavoro da fare. Certo manca ancora personale e si lavora a superare il patto di stabilità per nuovi concorsi. Ma è un percorso già in essere. Chi fa politica è cosciente che ci sono i delegittimatori; nel caso di De Luca si sono moltiplicati in questi giorni. Saviano non può affermare che «Il presidente della Campania è politicamente finito». Dire questo significa non riconoscere la scelta, democratica, che milioni di campani hanno compiuto qualche settimana fa quando hanno tributato a De Luca oltre il 70% di voti rieleggendolo a palazzo Santa Lucia. Si chiama democrazia, non credo si possa chiamare “camorra”. Non mi appartiene sia chiaro il ruolo di delegittimatore neppure per quanto attiene la storia e l’agire di Saviano. Dunque prendo le distanze da ciò che però migliaia di campania, napoletani soprattutto, in queste ore scrivono su Saviano: “hai sputtanato Napoli per soldi” e “hai scritto un libro copiando gli atti della Procura”.  Però è chiaro che poi se delegittimi corri il rischio di essere delegittimato.